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Innalzare muri o considerare l’immigrazione un reato non ferma il flusso di migranti né la violenza di cui sono vittime da parte di trafficanti e cartelli della droga, come è accaduto nell’ultima settimana al confine tra Guatemala e Messico: lo ha detto il ministro dell’Interno, Francisco Blake Mora, a Tapachula, alla frontiera col Guatemala, sottolineando che “quello che occorre fare è orientare il fenomeno migratorio verso la legalità e la regolamentazione, nel rispetto dei diritti umani, con una responsabilità condivisa”.
“Le leggi del Messico non classificano come criminale il fenomeno migratorio e questo è un aspetto fondamentale della nostra politica” ha aggiunto il ministro.
Da mercoledì Blake Mora sta percorrendo il confine dello Stato meridionale del Chiapas con il Guatemala, dove grazie a un punto di controllo ai raggi X posto all’ingresso della capitale Tuxtla Gutiérrez sono stati scoperti oltre 500 migranti, principalmente guatemaltechi, ammassati in due camion.
Il ministro ha comunicato di essere in contatto con le autorità del vicino paese dopo la strage di 28 braccianti perpetrata in una proprietà agricola nel nord del Guatemala e attribuita al cartello messicano degli ‘Zetas’. Al cartello si sarebbero uniti da tempo anche membri dei ‘Kaibiles’, squadroni anti-guerriglia dell’esercito guatemalteco.
“Dobbiamo avere più informazioni, più comunicazione per avere frontiere più sicure e combattere con fermezza il crimine organizzato” ha detto ancora Blake Mora, evidenziando la necessità di fermare anche gli abusi degli stessi funzionari messicani nei confronti dei migranti. |