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COSTITUZIONE NODO PER LA DEMOCRAZIA PDF Stampa E-mail
Scritto da MISNA   
Martedì 17 Maggio 2011 00:00

sudasd“Speriamo non guasti la festa per l’indipendenza” scrive Jacob Lupai in un editoriale del “Sudan Tribune” dedicato alla Costituzione provvisoria del nuovo Stato. La tesi di questo commentatore, convinto che la Carta tradisca le promesse di un’era democratica, ha diversi sostenitori.

Il testo, licenziato dal Consiglio dei ministri il 5 maggio, è il frutto di un lavoro cominciato male. Per riscrivere la Costituzione ad interim entrata in vigore con gli accordi di pace con Khartoum del 2005, erano stati nominati 24 membri. Ben 23 erano esponenti del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm), la formazione degli ex-ribelli che domina la vita politica del Sud dalla fine della guerra. Sono cominciate le proteste, sia delle associazioni che dei partiti minori, e c’è stata anche qualche nuova nomina. Alla fine il comitato era composto da esponenti dell’Splm soltanto al 73%.

“Molti sostengono che gli altri partiti sono stati tagliati fuori” dice alla MISNA Enrica Valentini, una missionaria comboniana che spera di lanciare presto nella città di Wau la nuova emittente radiofonica la “Voce della speranza”. Molti se lo aspettavano perché 22 anni di guerra non si dimenticano facilmente. In molti centri del Sud, piccoli o grandi, le amministrazioni civili conservano tratti e abitudini militari. L’Splm è nato per combattere e vestire i panni di partito della società civile non è facile.

I critici denunciano una contraddizione tra la nuova Costituzione e il referendum sull’autodeterminazione di gennaio, segnato da un’affluenza straordinaria, superiore all’87%. L’idea di fondo è che la Carta, sia pur provvisoria, punti in tutt’altra direzione. Sul “Sudan Tribune” Lupai non fa sconti. Nel suo statuto del 1998, scrive, l’Splm si è impegnato a promuovere “un percorso di sviluppo democratico che incoraggi la partecipazione attiva di tutti i cittadini a ogni livello, sia nella fase della liberazione nazionale che nelle responsabilità di governo”. Carta straccia, suggerisce l’editorialista, che continua: “L’Splm sta promuovendo una dittatura simile a quella del Partito del Congresso nazionale”. Paragonare gli ex-ribelli ai governanti di Khartoum, i nemici contro i quali combatterono tra il 1983 al 2005, è un’accusa pesante. Le giustificazioni, però, sono più d’una.

Anzitutto, i poteri del capo dello Stato. Nel testo, all’articolo numero 101, si dà facoltà al presidente di dichiarare lo stato di emergenza e di destituire i governatori delle 10 regioni amministrative del Sud senza consultare il parlamento. L’aumento dei poteri del capo dello Stato si spiegherebbe con il carattere provvisorio della Costituzione, destinata a restare in vigore solo quattro anni, in un periodo che potrebbe presentare difficoltà straordinarie per il Sud anche su un piano militare e di sicurezza. Vero, ma fino a un certo punto, sostiene l’editorialista del “Sudan Tribune”. Nonostante ufficialmente riconosca il carattere federale dello Stato, sottolinea Lupai, la Carta legittima “gravi interferenze negli affari interni” delle singole regioni.

Al di là delle figure istituzionali, il timore di fondo è un’eccessiva centralizzazione del potere. “La questione – sostiene la missionaria di Wau – assumerà un rilievo centrale solo dopo la cerimonia di proclamazione d’indipendenza, il 9 luglio”. Prima c’erano l’attesa per il referendum e la speranza della vittoria del “sì”, poi c’è stato il timore per le reazioni di Khartoum, ora infine il conto alla rovescia per il nuovo Stato. Per un governo democratico e i diritti delle minoranze, forse, bisogna aspettare ancora.

 

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