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È ormai un anno che la pioggia non dà tregua alla Colombia e giorno dopo giorno si aggrava il bilancio delle vittime e dei danni materiali. Secondo dati recenti diffusi dalla Defensa civil colombiana, dall'aprile del 2010 a oggi i morti provocati dall'invierno (termine con cui si indica un periodo caratterizzato da forti precipitazioni e da un relativo abbassamento della temperatura)
sono stati 408, i feriti 485, i dispersi 75 e le persone che hanno subito danni 2,8 milioni. Si tratta di una tragedia di grandi proporzioni, a cui i mezzi di comunicazione internazionali hanno dato finora scarso rilievo.
Per i metereologi l'inusuale quantità di piogge dipende dal fenomeno della Niña, che si genera nell'oceano Pacifico. Di tutte le zone del Paese, quella montagnosa andina è la più vulnerabile, per l'alto pericolo di smottamenti e alluvioni. Innumerevoli sono state finora le frane che hanno provocato problemi di viabilità e vittime. Attualmente nel Paese ci sono circa 40 strade chiuse e, solo alcune settimane fa, una frana ha ucciso 20 persone che viaggiavano su un autobus lungo la strada tra Bogotá e Manizales.
Nella regione di Antioquia (nel nord-est del Paese) lo scorso 10 aprile quattro persone sono morte sotto una frana. Un fenomeno analogo, nella stessa regione, ha provocato lo scorso dicembre la morte di un centinaio di persone. Anche i fiumi fanno paura. È allerta massima, nella capitale, per i quartieri nei pressi del Rio Bogotá; mentre a Chia, un sobborgo di Bogotá, lo straripamento del Rio Frío ha provocato ingenti danni all'allevamento, alle coltivazioni di fiori e alle abitazioni.
Uno degli episodi che ha destato maggior impressione è stata la valanga di fango che nella notte tra il 18 e il 19 aprile ha inondato circa l'80 per cento di Utica, un villaggio di 2600 abitanti non lontano da Bogotá. Strade, case, parchi e scuole sono rimasti semi-sepolti dal fango. Il bilancio è di 1 morto, 2000 persone che hanno subito danni e 120 abitazioni distrutte, ma poteva andare molto peggio. Quanto accaduto ad Utica è stato simile (seppur in scala molto ridotta) a quanto accaduto nel 1985 ad Armero, quando una colata di fango provocata da un'eruzione vulcanica seppellì il Paese, uccidendo oltre 20mila dei suoi 29mila abitanti.
«Queste montagne... si stanno sciogliendo e ciò sarà causa di moltissimi problemi», ha detto recentemente il presidente José Manuel Santos, insistendo sull'importanza di rispettare le norme di prevenzione. |