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MOSTRA PER GIOVANNI PALOLO II PDF Stampa E-mail
Scritto da GIOVANNI LAJOLO   
Venerdì 13 Maggio 2011 00:00

gp2bdLa mostra "Giovanni Paolo II - Omaggio di Benedetto XVI in occasione della beatificazione" è stata inaugurata nel pomeriggio di giovedì 28 aprile, al Braccio di Carlo Magno, in Vaticano.

Giovanni Paolo II si disse "un Papa venuto da lontano"...

Intendeva così indicare proprio la Polonia, la sua Patria; Paese lontano, assai più che per la sua posizione geografica - la Polonia è in realtà al centro dell'Europa - per la lontananza del regime politico che allora lo caratterizzava, allontanandolo dall'Europa Occidentale, o, forse, e ancor più, per le lontane radici della plurisecolare storia di lotte e di fede della nazione polacca, di cui egli era, per così dire, un frutto inatteso, e anzi imprevedibile agli occhi degli uomini, ma non a quelli di Dio.

Quel Papa, dunque, "venuto da lontano", non nascondeva affatto il suo essere polacco e il suo vivo amore per la sua Nazione, quasi potesse essere inteso come limite all'universalità del suo ufficio; anzi, del suo essere polacco fece proprio una leva, un punto di forza per far scomparire le barriere politiche, che allontanavano i popoli tra di loro, e aprirli all'universalità.

Per questo la mostra, organizzata insieme al Governo di Varsavia, inizia con due sezioni dedicate alla sua origine polacca: gli anni di Wadowice e gli anni di Cracovia. Queste due sezioni sono allestite da parte polacca.

È come un grande fiume che di là parte per raggiungere, attraverso Roma, tutte le parti del mondo. Le sue onde hanno come un drammatico arresto, dopo i primi anni del Pontificato, con l'attentato del 13 maggio 1981. Esso è simboleggiato da un passaggio tenebroso, in cui si rivive quel momento terribile ed indimenticabile. Il grande, luminoso corso della sua attività prosegue però subito, più vasto, diversificato, multiforme, arricchito da affluenti di diversa ricchezza.

Questa parte della mostra - dal conclave del 22 ottobre 1978 fino alla sua santa morte del 2 aprile 2005 - è stata allestita dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Vii si passano in rassegna alcuni aspetti più visibili della sua vita: l'attività pastorale, i viaggi, i giubilei, le giornate della gioventù, la produzione letteraria, le encicliche, il dialogo interreligioso ed ecumenico, le beatificazioni e canonizzazioni, i Sinodi dei vescovi, i concistori e le ordinazioni episcopali, la devozione mariana, la sofferenza. Quest'ultima ne trasfigurò l'immagine da "John Paul, Superstar" (così lo qualificava la copertina della rivista americana "Time" del 15 ottobre 1979), nel "servo di Dio", obbediente e sofferente, palpitante icona del Crocifisso, vicino alla più profonda umanità di ciascuno di noi.

È stata, la sua, un'attività multiforme e vastissima, ma essa ha sempre avuto un centro unificante, chiaro e determinato: Cristo e l'uomo: "Cristo via dell'uomo", e per questo "l'uomo via della Chiesa".

La sua è stata una vita così unicamente ricca di esperienze e di doni umani ricevuti e generosamente dati, ed egli è stato testimone ed attore, in prima persona, di epoche diverse, caratterizzate da dittature disumane, da violenze fanatiche e crudeli; è stato compagno, amico di altre splendide figure - illustri e famose o umili e nascoste che fossero - che il Signore ha posto sulla sua stessa strada.

Non può stupire che molto più di ciò che in questa mostra viene ricordato, sia quanto, a causa dello spazio a disposizione e soprattutto del brevissimo tempo concesso per la sua preparazione, non viene fatto vedere. In particolare non è possibile far vedere dove egli attingeva la forza e la ricchezza del suo spirito. Lo si può però in qualche modo intuire da due immagini collocate simbolicamente prima dell'inizio e dopo la conclusione della mostra: la prima, il grande libro del Vangelo, libro di luce per la sua vita, posto sulla sua bara, tra il tempio e la folla, che il vento - o lo Spirito di Dio? - sfogliava in quella mattina delle sue esequie, l'8 aprile 2005; la seconda immagine, la sua cappella privata nell'appartamento papale, la sua forza era la preghiera, l'incontro con Dio in Cristo, l'affidarsi fiducioso all'intercessione ed alla protezione di Maria, espressa dal suo motto: "Totus tuus". Da questa fonte segreta scaturiva anche la visione e la speranza che trasmetteva.




 

 

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