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«INSIEME ALL’ISLAM, PER IL BENE DEL MONDO» PDF Stampa E-mail
Scritto da Missi On Line   
Lunedì 09 Maggio 2011 00:00

islammissDHAKA. Dal 25 al 29 aprile si è svolta in Bangladesh la visita del cardinale Jean Louis Tauran. Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, è la più alta autorità cattolica ad aver visitato il Bangladesh dopo Giovanni Paolo II, venticinque anni fa.
Nei cinque giorni trascorsi nel Paese, Tauran ha incontrato le più alte cariche dello Stato: il Presidente, il Primo Ministro, il Ministro degli Esteri, il Ministro degli Affari Religiosi e quello degli Affari Culturali; ha incontrato diplomatici, vescovi, giornalisti, rappresentanti delle varie comunità religiose del Paese, i rappresentanti delle varie Comunità cristiane e, ovviamente, la comunità cattolica.

Nel corso della sua permanenza ha pronunciato vari discorsi: in occasione della conferenza tenutasi al Bangabandhu International Centre davanti a qualche centinaio di persone provenienti dalle varie comunità religiose del Paese, rivolgendosi ad alcuni leader mussulmani durante la visita alla moschea Baitul Mukkarram, ai giovani del Dipartimento delle Religioni Mondiali dell’Università, nell’incontro con i vescovi e i superiori maggiori del Bangladesh, e infine durante la Messa conclusiva nella parrocchia di Tejgaon.

Come quasi sempre in queste occasioni, oltre ai discorsi ufficiali, di ottima qualità e particolarmente efficaci, è stato altrettanto importante quello che il Cardinale ha detto a braccio. Personalmente sono rimasto inoltre colpito dalla sofferenza sul suo volto, segno di una malattia che ricordava gli ultimi anni di vita di Giovanni Paolo II.
Il 26 aprile alla moschea Baitul Mukkarram parlando ai leader musulmani, Tauran dopo aver definito il dialogo «un pellegrinaggio e un rischio», ha citato la Lettera aperta dei 138 intellettuali musulmani ai leader cristiani; in essa viene ricordato che, costituendo i fedeli delle due comunità oltre la metà (il 55%) della popolazione mondiale, se costoro si mantengono fedeli alla loro religione possono fare molto per il bene comune e per la pace. Essi devono testimoniare, aggiungeva, il primato di Dio nella loro vita contro la tentazione dell’idolatria del potere, della ricchezza, dell’apparenza e dell’edonismo, diventando così «profeti di speranza».

Di fronte agli studenti al Dipartimento per le Religioni Mondiali dell’università di Dhaka, il cardinale Tauran, citando Gilles Képel, ha parlato di «rivincita di Dio», aggiungendo che, paradossalmente, non si può comprendere il mondo attuale prescindendo dalle religioni. Esse, aggiungeva, sono capaci del meglio e del peggio, di servire la santità o l’alienazione, di predicare la pace o la guerra. Ancora oggi c’è chi uccide per motivi religiosi, ha detto Tauran, specificando però che di fatto non sono le religioni, ma i seguaci delle religioni a fare la guerra!

Successivamente, durante la conferenza tenuta al Bangabandhu International Conference Centre, ha ulteriormente approfondito il discorso, dicendo che nel mondo di oggi qualcuno vede la religione come un «problema», come causa di conflitto e di pregiudizio. A partire da questo giudizio negativo, c’è un tentativo di relegare la religione alla sfera privata, mentre essa per natura ha una dimensione pubblica e deve essere visibile nella società. Ha poi aggiunto, a proposito della libertà religiosa, che impedire o coartare tale diritto costituisce un affronto alla dignità della persona umana: un messaggio particolarmente caro a Benedetto XVI che lo ha ripetutamente rilanciato in numerose occasioni.

Mi pare che dai vari discorsi pronunciati dal Cardinale, emerga una visione molto coerente di dialogo: esso significa testimoniare la propria fede e approfondirla attraverso l’ascolto dell’altro, contribuendo, in tal modo, alla convivenza da diversi nella società. Identità, alterità e dialogo dunque, vanno insieme, anche se questo non significa affermare, come egli subito precisa, che tutte le religioni sono uguali, ma solo che coloro che cercano Dio hanno la medesima dignità.

Il Cardinale Tauran ha incoraggiato infine tutti i fedeli cattolici a continuare a vivere l’avventura affascinante dell’interazione tra persone di diverse fedi, affrontando il compito arduo ma necessario di un approfondimento della “teologia del dialogo”. E ha concluso: «Certo che siete una minoranza in questo Paese (come d’altronde la comunità cristiana più in generale in Asia), ma una minoranza che conta!».

 

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