COLOMBIA
TORIBIO:
NELLA MORSA DELLA GUERRIGLIA
L'11 luglio c'è stata una incursione della guerriglia,
a Toribio (Cauca), come risposta ad una manifestazione della popolazione
che due giorni prima aveva marciato in appoggio del proprio sindaco
(tutti i sindaci del Paese, con i loro consiglieri, sono obiettivo
militare della guerriglia se non rinunciano al loro incarico).
Padre Ezio Roattino (parroco), ritornando dalla visita a una comunità,
si accorse della situazione e si portò all'ospedale che
si trova a due km dal centro abitato; da lì si mise in
contatto via radio con p. Rinaldo Cogliati, a Jambaló,
mettendolo al corrente di quanto stava capitando e manifestando
la speranza che p. Antonio Bonanomi, le suore e i laici che lavorano
a Toribio si fossero rifugiati nel Centro di Formazione che si
trova fuori dal paese.
La guerriglia intanto aveva distrutto il municipio e la piccola
banca locale. I pochi poliziotti del posto si difendevano come
potevano. Vi erano tre feriti tra i quali un bambino molto grave.
In serata, alcuni elicotteri e un aereo militare sorvolavano la
zona ma senza intervenire. La guerriglia circondava tutta la zona:
nessuno poteva entrare o uscire dal paese.
Alla sera, approfittando di un momento di tregua, p. Roattino
uscì dall'ospedale vestendo la stola e portando, bandiere
bianche. Accom-pagnato da poche persone, si diresse alla casa
parrocchiale dove erano asserragliati p. Bonanomi, le suore e
i laici e li condusse al collegio fuori da Toribio.
Il mattino successivo, dopo 20 ore di combattimento, i poliziotti,
inermi, stanchi e votati al peggio, dovettero arrendersi per mancanza
di munizioni. Al vedere questo, la gente, guidata da p. Roattino,
si precipitò in strada per proteggerli e impedire che la
guerriglia li sequestrasse, come sempre succede in questi casi.
Vista la resistenza della gente e riconoscendo il coraggio dei
poliziotti, che avevano resistito così a lungo, il comandante
delle Farc, Christian, esclamò: "Son uno duros!"
(Sono dei duri!) e li consegnò alla comunità rappresentata
dal suo parroco, p. Ezio.
Il bambino grave è morto, gli altri feriti si stanno recuperando.
Ora tutti staremo a vedere la risposta dell'esercito e le conseguenze
di questo nuovo atto di intolleranza.
P. Sandro Carminati