SETTEMBRE 2002

COLOMBIA

TORIBIO: NELLA MORSA DELLA GUERRIGLIA

L'11 luglio c'è stata una incursione della guerriglia, a Toribio (Cauca), come risposta ad una manifestazione della popolazione che due giorni prima aveva marciato in appoggio del proprio sindaco (tutti i sindaci del Paese, con i loro consiglieri, sono obiettivo militare della guerriglia se non rinunciano al loro incarico).
Padre Ezio Roattino (parroco), ritornando dalla visita a una comunità, si accorse della situazione e si portò all'ospedale che si trova a due km dal centro abitato; da lì si mise in contatto via radio con p. Rinaldo Cogliati, a Jambaló, mettendolo al corrente di quanto stava capitando e manifestando la speranza che p. Antonio Bonanomi, le suore e i laici che lavorano a Toribio si fossero rifugiati nel Centro di Formazione che si trova fuori dal paese.
La guerriglia intanto aveva distrutto il municipio e la piccola banca locale. I pochi poliziotti del posto si difendevano come potevano. Vi erano tre feriti tra i quali un bambino molto grave. In serata, alcuni elicotteri e un aereo militare sorvolavano la zona ma senza intervenire. La guerriglia circondava tutta la zona: nessuno poteva entrare o uscire dal paese.
Alla sera, approfittando di un momento di tregua, p. Roattino uscì dall'ospedale vestendo la stola e portando, bandiere bianche. Accom-pagnato da poche persone, si diresse alla casa parrocchiale dove erano asserragliati p. Bonanomi, le suore e i laici e li condusse al collegio fuori da Toribio.
Il mattino successivo, dopo 20 ore di combattimento, i poliziotti, inermi, stanchi e votati al peggio, dovettero arrendersi per mancanza di munizioni. Al vedere questo, la gente, guidata da p. Roattino, si precipitò in strada per proteggerli e impedire che la guerriglia li sequestrasse, come sempre succede in questi casi.
Vista la resistenza della gente e riconoscendo il coraggio dei poliziotti, che avevano resistito così a lungo, il comandante delle Farc, Christian, esclamò: "Son uno duros!" (Sono dei duri!) e li consegnò alla comunità rappresentata dal suo parroco, p. Ezio.
Il bambino grave è morto, gli altri feriti si stanno recuperando. Ora tutti staremo a vedere la risposta dell'esercito e le conseguenze di questo nuovo atto di intolleranza.
P. Sandro Carminati