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| ATTO ACCADEMICO DI INAUGURAZIONE DELL' ANNO2011/12 |
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| Scritto da P. Alberto Trevisiol, IMC |
| Venerdì 11 Novembre 2011 00:00 |
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Desidero innanzitutto ringraziare il Gran Cancelliere per la nomina a Rettore, segno della sua sollecitudine per l’Urbaniana e, umilmente, di stima nei miei confronti. Grazie. Desidero anche ringraziare il Prof. Cataldo Zuccaro per quanto ha fatto nel suo mandato triennale. Ha dovuto affrontare non poche difficoltà in questo tempo di trasformazioni a seguito dell’attuazione del Processo di Bologna, con le riforme che ha portato con sé e per i numerosi lavori di ammodernamento e ampliamento della sede dell’Università. Gli siamo tutti grati per quanto ha fatto con equilibrio, umiltà e decisione per il bene dell’Urbaniana. Quanto a me, mi trovo oggi per la prima volta fra di voi con un nuovo compito. Ci tengo innanzitutto a dirvi che non credo che l'autorità sia servizio, ma che il servizio sia autorità perché solo il servizio colloca i discepoli del Signore al primo posto: qui non ci sono grandi e piccoli, impegni importanti e altri meno; l'Università ha bisogno ugualmente di tutti, per questo ognuno si distingue per il servizio, ma uguale nella dignità. Allora, Buon lavoro a ciascuno. Mi permetto allora Eccellenza, in questa occasione privilegiata, di presentarLe la Sua Università. Essa come Lei ben sa è un’Istituzione antichissima (ha 384 anni di vita) nata dallo spirito e dalla mente della Congregazione di Propaganda Fide. Essa si fonda sul mandato missionario contenuto nello Statuto di fondazione e negli sviluppi apportati nel corso dei tempi, che ne ispirano le iniziative, l’ambito di riflessione, lo sviluppo teologico, l’operatività. Lei, Eccellenza, qui è a casa sua, e non solo per l’affetto e la stima con cui l’accogliamo, ma anche perché da sempre l’Università guarda al suo Gran Cancelliere con una grande aspettativa che scaturisce dalla Sua duplice veste. Se infatti da una parte Lei è il garante del buon funzionamento di questa Istituzione Accademica e il propulsore, anche attraverso i suoi collaboratori, del suo sviluppo, Lei è anche colui che nella Chiesa cattolica detta le linee guida dell’azione missionaria a cui noi siamo particolarmente attenti. E per questo la ringrazio fin da ora delle parole che vorrà rivolgerci nella Prolusione di questo Atto Accademico: esse ci saranno d’aiuto per mettere meglio a fuoco obiettivi e metodi con cui la Chiesa del XXI secolo guarda al vasto mondo contemporaneo. E qui mi preme a tal proposito rivolgere un deferente saluto agli Eccellentissimi rappresentati del Corpo Diplomatico che con la loro presenza ci onorano. Sappiate che la nostra Università guarda con rispetto e attenzione ai popoli che voi rappresentate, alle loro culture, ai valori di cui sono portatori. Il mondo di oggi ha bisogno di una maggiore conoscenza e comprensione reciproca perché si costruiscano sempre più ponti solidi di pace. È uno dei nostri compiti istituzionali: preparare uomini e donne che non temono la diversità, ma anzi amano l’incontro e usano il dialogo e il confronto franco come metodo per costruire quella civiltà del convivere fra popoli, culture e religioni di cui il mondo moderno ha così tanto bisogno. Ancora grazie per la Vostra presenza. Appartenere alla PUU, esservi iscritti, insegnare, come anche svolgere le attività per il suo buon funzionamento, richiede una mentalità e un coinvolgimento personale che non prescinde mai dal compito essenziale missionario per il quale l'Università esiste. Come ha detto il papa Benedetto XVI: “La missione se non è animata dall’amore si riduce ad attività filantropica e sociale. Per i cristiani invece valgono le parole dell’Apostolo Paolo: L’amore di Cristo ci spinge.”1 Il futuro ci prospetta numerose sfide. I rapidi cambiamenti culturali e antropologici legati ai fenomeni di globalizzazione; l’attuale profonda crisi dei sistemi economici e dei modelli teorici ad essi legati, con lo scandalo delle enormi povertà di vaste aree del mondo a fronte di una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi; lo sfaldamento della coesione sociale ed anche, purtroppo, familiare a seguito del sorgere di tendenze individualistiche ed edonistiche; la debolezza di un pensiero che fatica ad elaborare sintesi unitarie con al centro l’uomo e la sua felicità; come spesso il papa Benedetto ci ricorda; la sfida dell’incontro reso sempre più facile fra popoli, culture e religioni, e minacciato da tendenze isolazionistiche o politiche di protezionismo culturale, e tante altre. Questi e numerosi altri sono gli scenari sui quali la nostra Università si colloca oggi: molto è già stato fatto, e con l'impegno e la saggezza di tutti, anche dell'ultimo studente iscritto, continueremo il nostro cammino. Sono soprattutto sicuro con quale spirito guarderemo avanti. Tutti siamo coscienti che la nostra presenza all'università è limitata nel tempo, e per questo dobbiamo sfruttarlo interamente. Guardo gli studenti e penso che questi anni di studio sono una formidabile opportunità per divenire dei reali operatori della missione. Ma per far questo sappiate, cari studenti, che innanzitutto dovete divenire capaci di trasformare il sapere in sapienza. Infatti, qualunque sia la ragione o il misterioso provvidenziale evento che vi ha portato in questo luogo, qui deve avvenire un cambiamento che metta la sollecitudine per l'annuncio del Vangelo in vetta a tutte le nostre aspirazioni. Basta un semplice sguardo retrospettivo alla nostra vita per comprendere che il cambiamento è l'unica certezza che abbiamo. Consci di questo, possiamo orientarlo verso l'acquisizione di una coscienza missionaria che riempia sempre più la nostra esistenza. Un tale cammino è alla nostra portata perché sappiamo che il Protagonista della Missione è lo Spirito Santo che esso è stato diffuso abbondantemente nei nostri cuori ed è l'anima della Chiesa e della Missione. Crescere in una coscienza missionaria è dunque, prima di tutto, un atto di abbandono alla forza dello Spirito, con la piena disponibilità ad accoglierlo. Ma vi dobbiamo pure aggiungere la nostra tensione a una visione e a una conoscenza sempre più ampia della realtà. E suscitare in noi la voglia di camminare insieme nella diversità, con la capacità di sognare con gli altri. Lei Eccellenza oggi, simbolicamente, ci consegna anche i nuovi Statuti e Regolamenti, recentemente approvati. Essi sono il frutto della riflessione e ricomprensione delle finalità dell’Università Urbaniana e degli strumenti accademici dei quali si vuole munire per ottenerle col massimo risultato. Essi indicano per la nostra Università due livelli di impegno accademico. Anzitutto, una formazione filosofico-teologica basilare idonea a “ formare studenti che compiono gli studi superiori in modo che possano attivamente annunciare il Vangelo ed edificare la Chiesa mediante la trasmissione, la promozione e il rinnovamento della scienza sacra e delle altre discipline ad essa connesse...” Il curriculum istituzionale di filosofia e teologia risponde a queste esigenze. Tanti anni fa, anch'io ho fatto filosofia e teologia nelle nostre Facoltà. La loro evoluzione suscita oggi gioia e meraviglia. Mi sento fiero e geloso del patrimonio di uomini e amici che hanno dato il meglio di sé per portarci all'attuale livello. Sono stati Maestri di dottrina, sapienza e vita, discepoli fedeli del Magistero e coraggiosi interpreti del nuovo che irrompeva. Hanno formato la struttura portante della formazione non solo accademica che è richiesta per futuri sacerdoti, ma hanno anche impresso uno stile e un metodo per il rinnovamento. Ci hanno insegnato l'amore alla Parola di Dio, l'onestà nella ricerca filosofica e teologica, la fiducia di partire da Pietro e di convergere sul suo insegnamento. Sappiamo quale è l'impatto della conoscenza nella trasformazione della mente e del cuore. Se “ Propaganda”, come diciamo familiarmente, ha formato per secoli ottimi ministri della Chiesa, lo si deve molto al fatto di avere insegnato a vivere la teologia che si studia, a passare dalla conoscenza all'amore e dall'amore alla conoscenza, in una dialettica fatta di cuore e intuizione fino a considerare la fede come un dono ricevuto e da condividere. Non un dono qualsiasi, ma il dono di Colui che amiamo e l’unico che ci salva. È questo il metodo che con forza dobbiamo ancora seguire e l’unica strada da percorrere. A questo compito fondamentale della PUU, gli statuti ne aggiungono un secondo ancor più coinvolgente: “coltivare e promuovere a livello superiore le discipline sacre e quelle a esse connesse, anche per aprire nuove vie verso la verità, tenuto conto delle nuove questioni e ricerche poste nel nostro tempo ...” A questo sono orientate le specializzazioni che le singole facoltà, come l'Istituto di catechesi e il master in comunicazioni sociali, intendono rispondere “per testimoniare Cristo - dicono gli statuti - mostrando, mediante la ricerca scientifica e i programmi accademici, l'incomparabile importanza del suo messaggio nella storia umana...” E' un testo incomparabile, davvero profondo. Ci dice che non possiamo essere soltanto studenti , ma dobbiamo lasciarci pervadere dall'ansia della ricerca, per la quale una Università come la nostra deve percorrere dei binari obbligati. Il primo è la fedeltà alla dottrina della Chiesa. Il secondo, la trasformazione del sapere in sapienza, con il coraggio di riflettere sulle domande vere che attraversano la nostra umanità e quelle di coloro che non conoscono il Vangelo di Gesù. Noi esistiamo e abbiamo senso solo per la Missione. Dobbiamo riappropriarci questa parola e il suo contenuto, farla nostra in modo tutto speciale, non come categoria ideologica, ma per arrivare al cuore dell'umanità. La missione infatti comporta di percepire che l'umanità altra dal cristianesimo, anche in senso spirituale, non è una frontiera da valicare, una sfida da vincere, ma una realtà di cui siamo parte. Ce lo dice la Gaudium et Spes: “Le gioie e i dolori, le angosce e le speranze degli uomini del nostro tempo, dei poveri soprattutto, sono le gioie e i dolori della Chiesa...” Guidati dallo Spirito di Gesù e illuminati dalla sapienza del Vangelo noi vorremmo scoprire nell’umanità l'amore di Dio che l'abbraccia interamente e a essa si comunica. Per questa profonda convinzione noi crediamo che fare ricerca nella PUU significhi imparare a “dare la Parola” agli altri, accettare la fatica dell'ascolto e il peso delle domande senza risposte precostituite. Qui, in questa assemblea, possiamo cogliere le tante diversità dell'umanità di cui ognuno di noi è segno e portatore. I signori del corpo diplomatico che ci onorano della loro presenza e ci fanno intravvedere la molteplicità dei contesti nazionali, socio-politici di cui è composta la globalità del mondo. I nostri Istituti affiliati sparsi in tutti continenti contestualizzano gli ideali di un pensiero comune. Non vi può essere ricerca scientifica senza dialogo con le realtà a cui concretamente apparteniamo e che costituiscono l'identità dell' Urbaniana. I nostri studenti sono qualcosa di più delle caratteristiche con cui li identifichiamo. Sono parte della gente che pensa , crede, ama in un modo plurale. Portano nelle nostre fatiche accademiche la molteplicità delle domande delle differenti culture, della gente altra dalla nostra. Mentre sono metodologicamente guidati alla ricerca, sono sostanza, contenuto della medesima. Solo tenendoci per mano con rispetto potremo camminare verso una verità autentica e vitale che non si accontenta di risposte banali e scontate, lontane dal sentire della gente. Abbiamo le potenzialità per attuare l'impegno dei nostri Statuti: Possiamo farcela. Non importa quanto siamo numericamente grandi, conta ciò che pensiamo e riusciamo a trasmettere, ricordandoci ogni giorno che “...gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. E che” vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.
Alberto Trevisiol 1 Angelus del 22 ottobre 2006. |






