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FAME E SICCITA’ NEL CORNO D’AFRICA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Franco Cellana IMC   
Martedì 23 Agosto 2011 06:39

kenyaSiccDa diverse parti dell’Istituto, dalle nostre famiglie, da gruppi di amici e simpatizzanti abbiamo ricevuto molte richieste di conoscere meglio la situazione della siccita’ e della fame che e’ scoppiata in questa parte dell’Africa e in Kenya.

 

Tanta gente di buona volonta’ e cuore profondo hanno offerto subito il loro contributo di solidarieta’ e intervento pratico per portare sollievo e dignita’ a tante persone colpite da questo flagello. E’ da 60 anni che non si sperimentava una crisi cosi’ forte e drammatica in queste regioni dell’Africa anche se qualcuno dell Nazioni Unite commenta: questi popoli soffrono queste situazioni da sempre, perche’ meravigliarci?

Hunger meets chaos in the Horn of Africa.

La fame incontra il chaos nel corno d’Africa, e’ forse uno dei titoli piu’ indovinati che hanno classificato chiaramente questo spaventoso evento. La crisi globale del cibo e dell’acqua e’ arrivata alla capanna di Safia: lei non puo’ piu’ comperare farina, riso, fagioli, latte in polvere. I prezzi sono cresciuti enormemente. La terra dei campi per piccole o grandi coltivazioni e’ spaccata, arida, polverosa. E non riesce piu’ a trovare un po’ di acqua da bere e da cucinare. La siccita’ ha devastato il gregge delle sue capre, ha scomposto quello delle pecore dei suoi vicini, ha distrutto la forza delle mandrie delle mucche e dei cammelli delle tribu’ limitrofe. E’ il chaos. Safia e’ l’emblema di tutte queste vittime della fame per causa delle siccita’.Somalia, Kenya, Ethiopia, Sud Sudan, Djibouti, Eritrea e’ una moltitudine di 12 milioni di persone che gradualmente si sono trovate nelle condizioni di Safia.

Nella Somalia che e’ la piu’ colpita, i vecchi cercano di combattere la fame con un liquido masticato da un ramo spinoso chiamato “jerrin” mentre anche i loro bambini vanno vagando per la savana in cerca di arbusti liquorosi da vincere gli stimoli della fame. Le donne spendono la maggior parte della loro giornata alla ricerca di acqua, mentre i bambini, giovani e adulti vanno in giro con i loro greggi che sopravvivono alla carestia cercando pastura e stagni d’acqua. Per due o tre giorni non riescono a mangiare per cui hanno una grande necessita’ di vitamine e minerali. Ecco allora i risultati disastrosi delle condizioni di donne e bambini che le fotografie ci propongono continuamente. Per spaventarci no, per riflettere si. Un Kikuyu padrone di un supermercato mi diceva in questi giorni: “quando io vedo quelle cose cosi’ in Tv cambio canale”. Bravo – gli ho detto – cosi’ eviti di pensare che anche tu devi contribuire a vincere la fame. Dammi almeno un sacco di farina da portare al Nord, e ti sentirai meglio anche nella tua vita…Detto e fatto!.

Non c’e’ dubbio che bisogna cercare di sostenere ora questi popoli col cibo e medicine finche’ possano avere di nuovo il dono della pioggia, di un raccolto e delle bestie in piena efficienza. E’ una goccia nel deserto – proclama qualcuno con arroganza. “ Fai qualcosa anche tu – ho detto a qualche nostro italiano di Nairobi – e smettila di guardare dalla finestra del tuo chalet lussureggiante. Se aggiungi qualche goccia il deserto ricominciera’ a fiorire” … Detto e fatto!..Beh qualche volta non e’ solo la ragione che conta, altrimenti siamo finiti.

What creates food crisis?

Quali sono le cause della crisi del cibo? Globalmente viene prodotto cibo sufficiente sul nostro pianeta ma 925 milioni di persone vanno a letto ogni sera con fame secondo una statistica delle Nazioni Unite. La fame non solo condiziona l’abilita’ e forza di lavoro o la capacita’ di studio, essa uccide di piu’ che l’Aids, la tubercolosi e la malaria insieme. OGNI 6 SECONDI un bambino muore di fame nel mondo. La malnutrizione non e’ soltanto la carenza di calorie ma la mancanza di sostanze nutrienti. Quali sono dunque le cause della fame? Ecco in sintesi:

1 - La poverta’. La ragione principale perche’ la gente non puo’ alimentare se stessa non e’ perche’ manca il cibo ma perche’ non riesce ad accedere ad esso per i prezzi troppo alti. La poverta’ come mancanza di calorie nel corpo, riduce anche la capacita’ di produzione del cibo attraverso il lavoro e le attivita’. Poi la mancanza di fertilizzanti e mezzi di produzione, la capacita’ di magazzinaggio e conservazione assieme alla siccita’ portano alla poverta’ estrema.

2 – Disatri naturali. L’impatto dei disastri naturali e’ tremendo perche’ non si e’ preparati a niente : siccita’, o inondazioni, uragani e cicloni, terremoti, fuoco, invasioni delle locuste, malattie delle piante. Le calamita’ naturali cambiano e causano i vari livelli di poverta’ e indigenza delle popolazioni.I cambi di clima, delle stagioni e delle conseguenti forme di coltivazioni portano a livelli preoccupanti di un decadimento ambientale notevole.

3 – I conflitti. I conflitti tra i popoli, tra le varie tribu’ o clan di un paese, producono spesso uno spostamento dei gruppi umani dalle loro sedi naturali con la diminuzione o annullamento dalla produzione normale di cibo e colture varie, e spesso bloccano l’approviggionamento di risorse sufficienti. In queste condizioni la gente perde la capacita’ di avere delle attivita’ di produzione per cui non riesce piu’ ad avere la possibilita’ di comprarsi il proprio cibo o a produrne altro per uno scambio di mercato e di vita. Entra allora in campo la indigenza e nasce la necessita’ dell’intervento di assistenza.

4 – I prezzi globali del cibo. La crescita globale dei prezzi del cibo comporta una incapacita’ di molte famiglie di arrivare a sostenersi normalmente con sufficienti risorse. I paesi piu’ colpiti sono quelli che producono poco o sono mal organizzati nella produzione e nei raccolti, per cui devono importare molto dall’esterno. I prezzi del cibo sono orientati a diventare piu’ instabili nei prossimi anni, in quanto la popolazione mondiale cresce e la necessita’ e richiesta di cibo sara’ maggiore.

5 - Le malattie. Le malattie tropicali (malaria, infezioni, Aids, ecc.) creano insufficienza di forze naturali che tolgono la continuita’ e capacita’ di una produzione sufficiente di cibo per la comunita’. La inabilita’ di tanti esseri unmani o la scomparsa di tante persone capaci di produrre cibo, la mancanza di conoscenze adeguate di produzione frenano e riducono la possibilita’ di produrre cibo a sufficienza per l’interno e l’esterno.

6 – Emergenze complesse. La crisi del cibo in generale contiene un misto di queste cause sopraelencate. Due delle piu’ grandi crisi di fame in Africa (Biafra –Nigeria nel 1960, e Etiopia nel 1980) sono state causate di piu’ dalla politica e guerra che dalla mancanza di pioggia. Insicurezza di vita, violenza, rubalizi, invasioni territoriali, strutture e scelte politiche incidono sempre negativamente sulla eradicazion della poverta’.

Ecco allora che la sequenza di queste gravi cause naturali o umane producono fame nel momento della siccita’, quando i cieli si chiudono per mesi e mesi, e le popolazioni non sono per nulla organizzate per far fronte a queste emergenze drammatiche.

 

There is always a danger to give up where there is a fatigue.

C’e sempre pericolo di abbandonare quando si prevede fatica.

Nelle situazioni di emergenza non sono molti che agiscono con forza e determinazione. Prima c’e’ un modo irresponsabile di ignorare il problema, poi si cominciano a scoprire i dati e le cause sotto la pressione di qualche denuncia del problema, poi si vuole capire come organizzare gli aiuti, e si discute sul modo di intervenire per portare beneficio; quello che frena e’ spesso il fatto della corruzzione che subito nasce, e intanto il tempo passa e la gente in difficolta’ soffre.

In Kenya e’ capitato tutto questo durante la sequenza della crisi siccita’-fame’. Il Governo ha ignorato il problema dal principio e ha lasciato che le agenzie pubblicassero le foto e i dati della crisi e fame delle nazioni viciniore. Ma la gente si e’ mossa con una bellissima e interessante campagna chiamata “Kenya for Kenyans”. Con un sistema facilissimo e accessibile a tutti, la Croce Rossa che aveva denunciato gia’da gennaio la gravita’ del problema e’ riuscita a muovere la gente piu’ semplice che ha contribuito a raccogliere 650 milioni di scellini, per portare il loro aiuto a queste vittime della fame. Il Governo del Kenya e’ rimasto inoperante. Alcuni capi locali sono stati tolti dalla loro responsabilita’ perche’ hanno denunciato pubblicamente la morte per fame di alcune persone della loro area. La Germania ha mandato un aereo con 90 tonnellate di cibo e medicine raccolte in tutto il paese (Wings of help). La Barclays Bank in collaborazione con la Croce Rossa ( Mr. Abbas Gullet) ha donato 34 milioni di scellini con la campagna Epuka Njaa milele (evita per sempre la fame) per creare pozzi e serre appropriate. Finalmente cosi’ anche il Governo si e’ mosso, sospinto anche dalle forze internazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, Unicef, Comunita’ europea, FAO ecc.) che hanno denunciato la gravita’ della situazione e hanno stanziato molti aiuti per tutta l’area interessata.

Noi Missionari della Consolata siamo in Kenya da piu’ di 100 anni. Questo e’ il nostro paese, la nostra gente, la nostra famiglia, la cultura che ha ispirato tanti missionari a costruire insieme il tessuto religioso e sociale formato dalle scuole, dai centri di salute e Ospedali, dalle Istituzioni tecniche, e dalle opere di promozione umana (pozzi e riserve d’acqua, strade, ecc.)

Anche per noi e’ stata una grande emergenza. E ci siamo proposti di rispondere positivamente senza remore pubblicando nella nostra agenzia Africana di notizie CISA, l’inizio di questa campagna di solidarieta’, offrendo subito il nostro modesto obolo con contributi comunitari e personali, con quello offerto dagli studenti dei nostri seminari e di altre persone di buona volonta’.

  1. Abbiamo diviso il Nord in tre grandi zone

  1. la zona di Loyangallani, South Horr e Baragoi (Turkana, Samburu, Pokot)

  2. la zona di Wamba, Serolepi, Camp Garba e Marsabit (Samburu, Rendille)

  3. la zona del Tharaka (Meru) con Gatunga, Mukothima, Matiri. Makima.

Abbiamo cominciato a portare tonellate di cibo essenziale (maiz, fagioli, zucchero, riso) sostenuti e aiutati anche da varie associazioni e gruppi (Africa Rafiki di TN – Afrika Ujipe Moyo di FI – S. Egidio di Roma) , dalle Caritas di diversi paesi (Spagna e Germania), Terres sans Frontieres del Canada. Ci siamo impegnati con altri gruppi missionari di sollevare le sofferenze di tante persone. Non importa se gli aiuti non sono consistenti, non importa se non arriviamo a tutti. Un seme di bene e di consolazione cade nel terreno della sofferenza.

L’obolo della vedova fa miracoli nel tempio dell’universo di Dio.

Una goccia di acqua nel deserto?. Non ci sembra proprio, perche’ cominciare a portare un po’ di cibo a 10 mila famiglie non e’ uno scherzo ne cosa da poco. Se tutti insieme facessimo un poco di quello che e’ necessario, in poco tempo la fame potrebbe essere debellata.

A livello mondiale sono stati stanziati tanti aiuti, ma non sappiamo come arrivano, come sono e come saranno distribuiti. Faremo una valutazione di essi dopo un periodo conveniente.

Nel famoso campo di DADAAB vicino alla Somalia, sappiamo che con la capacita’ di ospitare 90 mila rifugiati, ne sono arrivati 400 mila, con un disastro di servizi, di pulizia, di problemi per la salute e per la fame, da fare orrore. L’Italia ha mandato due areei per i rifugiati con molto materiale utilissimo per il campo (teli, tende, taniche di acqua, latrine, coperte ecc.) Ma come fare a dare acqua per bere, per lavarsi, per lavare i vestiti e altre cose importanti a questa incontrollabile moltitudine? Il mio amico Enzo che e’ stato nel campo per qualche giorno e’ tornato con una impressione e sofferenza nel cuore indicibili. Forse uno di questi giorni avro’ anch’io la possibilita’ di visitare il campo per vedere, ascoltare e operare. Chi sperimenta tutto questo, diventa piu’ umile.

 

Some solution for the future?

Si prevedono soluzioni per il futuro? E’ la domanda che tanti ci fanno. Perche’ non si possono prevedere certi fenomeni ambientali e umani offrendo in anticipo una soluzione umana da evitare queste gravi situazioni?

In questo momento la comunita’ mondiale dovrebbe aiutare a far terminare il conflitto armato in Somalia. La Somalia e’ al centro di questa situazione di disagio e morte che contagia anche i paesi confinanti come Kenya ed Etiopia. La Somalia e’ la priorita’ assoluta che la comunita’ delle nazioni dovrebbe prendere a cuore. Qui il conflitto armato genera fame, malattie e disperazione. Dalla Somalia partono a frotte gruppi di rifugiati, scappano dalla morte della fame e delle armi. Ma chi vuole ammettere questo, i clan?, i signori della guerra? i rifornitori di armi e di materiale bellico? C’e’ profondo silenzio su queste responsabilita’…

Ci sono poi altre proposte per gli altri paesi come il Kenya che condividiamo seriamente:

  • Ogni Governo di questi paesi deve iniziare a pianificare sufficienti riserve d’acqua, progetti di irrigazione e pozzi per favorire una magazzinaggio d’acqua sufficiente per i tempi di emergenza. La Croce Rossa ha gia’ aiutato 5000 contadini per essere piu’ efficienti utilizzando fertilizzanti organici nei loro campi, curando cosi’ i terreni e migliorando in questo modo la produzione agricola.

  • Forse e’ ora che anche i Nomadi che vivono nelle savane cambino il loro modo di vivere e gestire il loro bestiame. Con meno bestie piu’ selezionate possono avere piu’ latte, piu’ pascoli e sufficienti riserve d’acqua stabilite in un programma di governo locale concordato ( C.Laekholm di DanChurch Aid).

  • Che le comunita’ locali richiedano al Governo con piu’ forza sociale e politica di creare differenti programmi agricoli e forestali che possano far crescere le varie comunita’ locali con una differente responsabilita’ sulla loro terra, non lasciando ai privati centinaia di ettari di terra solo a loro disposizione e beneficio.

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Termino con una figura emblematica della fame – vita.

Una anziana donna turkana e’ morente, consumata, sfinita. La famiglia chiama il missionario della zona di Isiolo per una ultima benedizione. Quando il Padre si avvicina sente una voce fioca: “Padre dammi da mangiare un po’ di polenta”- Ma come – risponde il Padre- non riesci a ingerire niente e vuoi qualcosa da mangiare.“ Tu dammi un po’ di polenta – insiste la donna – perche’ possa andare in paradiso con la pancia piena, dopo dammi i sacramenti”.

 

Forse chi puo’ morire con la pancia piena, sente piu’ vicina la vita eterna.

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Agosto 2011 08:18
 

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