Cerca nel sito
Traduzione
Collegati
| MARIALABAJA, PASQUA 2011 |
|
|
|
| Scritto da P. Beppe Svanera, IMC |
| Giovedì 21 Aprile 2011 00:00 |
|
Nuovamente Pasqua! Vita nuova in Cristo risuscitato e sempre vivo in mezzo ai suoi perché tutto e tutti abbiano vita, e vita in abbondanza. In Marialabaja chi ha preso coscienza del valore della Pasqua la celebra con gioia anche se la grande maggioranza per ragioni storiche, culturali e ambientali trasforma la settimana santa in una, non sempre compatibile, grande baldoria tutta da studiare. Uno dei momenti comunque che suscita maggiore interesse e partecipazione popolare é sicuramente la “Via Crucis” del Venerdí Santo probabilmente per il predominare del sentimento o anche per la identificazione della nostra gente con le sofferenze di Cristo. Si svolgeranno Via Crucis nei paesi con maggiore popolazione con protagonisti i giovani che in questa opportunitá si animano e ci tengono a farsi notare. Numerosa sará la partecipazione nel Centro e speriamo ci sia gente anche per un Via Crucis particolarmente significativo in un settore dell’area rurale perché ricorderemo le centinaia di morti assassinati in tutti questi anni di violenza. Nei Monti di Maria, e quindi anche a Marialabaja, la violenza é stata un fenómeno complesso che ancora non é stato studiato a fondo e non presenta prospettive di vera pace e tranquillitá. Che é successo nei Monti di Maria? Una cinquantina di stragi, quasi quattromila assassinati politici, circa duecentomila profughi , campagne abbandonate e tuguri nelle cittá. Qui non era foresta ma territorio con paesi sviluppati, autoritá civil, militari e religiose, strutture di governo e organizzazioni popolari. A due ore dalla cittá di Cartagena capitale del turismo colombiano. La versione ufficiale parla di paramilitarismo dall’anno 1997 con una alleanza di allevatori di bestiame e politici con alcuni capi paramilitari per difendersi dai gurrriglieri di sinistra. Le radici sono comunque molto piú lontane e affondano nel secolare problema della terra qui come altrove in Colombia tradizionalmente in mano a poche famiglie. Negli anni settanta ci fu un tentativo di riforma agraria da parte del Governo ma i padroni cacciarono i contadini affittuari che peró si organizzarono con l’appoggio ufficiale e occuparono, al grido di “la terra é di chi la lavora” piú di quattrocento fattorie dove sempre avevano vissuto . Negli anni ottanta giunsero alla regione diversi personaggi con misteriose fortune legate soprattutto al narcotraffico comprando grandi fattorie, accompagnati da uomini armati che assicurarono il commercio della droga via mare. Altri intanto compravano o occupavano grandi aziende sulla sponda del fiume Magdalena. In questi anni furono tanti i contadini eliminati e scomparvero molti dirigenti sociali identificati come elementi sovversivi. Salvo casi isolati le autoritá militari lasciarono correre. Contemporaneamente crescevano i gruppi guerriglieri giá diffusi nel resto della Colombia. Un primo gruppo agli inizi degli anni ottanta e diversi gruppi successivamente fino al consolidamento delle FARC che aproffittarono della frustrazione del movimento contadino che non aveva potuto completare la riforma agraria. Non rispettarono l’organizzazione contadina ANUC perché aveva trattato con il Governo e imposero il loro metodo violento a base di secuestri e taglieggiamenti che creó un grande malessere soprattutto tra gli allevatori di bestiame e rese la vita dei contadini particolarmente difficile perché stretti tra due fuochi. Anche i guerriglieri si assicurarono un corridoio strategico verso il mare e aumentarono vertiginosamente gli assalti, i secuestri e gli assassinati. Paramilitari e guerriglieri si organizzarono sempre meglio con rinforzi continui di personale e mezzi ma la guerra, fin dall’inizio, fu soprattutto contro i civil accusati di appartenere o appoggiare uno dei due contendenti mentre la forza pubblica combatteva, senza grandi risultati, i guerriglieri e chiudeva un occhio con i paramilitari che piuttosto proteggeva. La debolezza del Governo diede via libera alle “Cooperative Convivir” : si armarono i civili per difendersi dalla guerriglia e i gruppi paramilitari hanno potuto disporre delle armi e protezioni dello Stato. E continuarono a crescere con l’appoggio di allevatori di bestiame e narcotrafficanti. L’espansione paramilitare con tutte le sue conseguenze fatali per tanta gente non riuscí comunque a eliminare i guerriglieri che continuavano imperterriti quando nel 2003 cominció in Colombia il processo di smobilitazione dei paramilitari. Lo Stato finalmente cominció una doppia política che si dimostró vincente : da una parte trattó la smobilitazione dei paramilitari e dall’altra l’esercito realizzó una serie di azioni efficaci che finalmente eliminarono i diversi gruppi guerriglieri almeno nei Monti di Maria. Ho avuto l’opportunitá di partecipare nella smobilitazione dei paramilitari dei Monti di Maria il 14 luglio 2005 quando tutto sembrava ormai finito. Una giornata di festa per la gente che continua a sperare nonostante rimangano i problemi di fondo che preoccupano le persone piú attente e sensibili al fenómeno come leggo in questi giorni : “”i bassifondi da dove sorge l’orribile conflitto sono ancora lí: una terra mal distribuita e una Istituzionalitá debole incluso per mettere ordine alla titolazione legittima che oggi, dopo successive spoliazioni continua ad essere un rompicapo; gli affari dei narcotrafficanti, che si regolano con il piombo, continuano a prosperare nel Golfo di Morrosquillo; gli stessi dirigenti politici corrotti e miopi sembra che siano ossessionati per mantenere i loro privilegi e le loro fonti di ricchezza, senza rendersi conto che torneranno a pagare un prezzo altissimo nel futuro; alcuni membri della forza pubblica o politici, tagliati fuori dalla storia, continuano a vedere pericolosi comunisti nei migliori leaderes, e continuano a uccidere gente buona della campoagna e, peggio ancora, se la cavano sempre. Solo se cambieranno questi fattori che servono come fondamento al conflitto, gli abitanti dei Monti di Maria eviteranno che la loro triste storia si ripeta.” Con coloro che partecipano alla Via Crucis continuiamo intanto a pregare per i caduti e accompagnamo le comunitá perché non perdano la speranza e giorno dopo giorno continuino a costruire un mondo piú giusto e solidale. Ricorderemo anche tutti voi che ci volete bene. Buona Pasqua e un cordiale saluto. |






