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IL PENSIERO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE: NOVITÀ O GIOCO DI PAROLE? PDF Stampa E-mail
Scritto da Sébastien Ntoto   
Giovedì 21 Aprile 2011 00:00

reponseHo letto con grande attenzione il pensiero della conferenza episcopale francese. Sembra che abbia voglia di sostituire le parole “missionari” e “missione” in parole “inviati” e “presenza”. Ed è sempre interessante trovarsi davanti a una realtà che, da tempo considerata come vera, convincente, a cui si credeva, suscitasse nuove riflessioni. Non è male, anzi una cosa positiva perché può contribuire alla modificazione di certi modi di vivere, di comportarsi, di pensare o di vedere le cose oltre. La riflessione dei vescovi francesi, certamente, è benvenuta ed è un nuovo stimolo, ma non una novità per il fatto che la sostituzione delle parole “missione e missionari” in “inviati e presenza”non cambia il contenuto o la professionalità. Da una parte, direi che nel pensiero dei vescovi francesi, c’è una enorme ricchezza perché fa emergere tantissime riflessioni su molti temi presi come attualità. Da un’altra parte, esso ci fa tornare in qualche modo alla disputa sugli universali che ha lasciato dei problemi in ogni epoca. Ed è una realtà che stiamo vivendo in diversi settori, perciò anche il linguaggio è diventato una complicazione. L’uso di certe parole viene considerato come offesa. Per questo, ci vuole inventare nuove parole per evitare il linguaggio considerato offensivo. In questa linea, abbiamo come esempi: Rom e non Zingari, diversamente abile e non handicappato, non vedente e non cieco, operatore ecologico e non spazzino, operatore pastorale e non prete; e adesso inviati e non missionari e presenza e non missione secondo la conferenza episcopale francese. Ma c’è anche un anziano e non un vecchio, uomo di colore e non un nero o un negro, ecc.

Tuttavia, facendo un’attenzione particolare all’ultima parola “uomo di colore” e non un nero o un negro, possiamo chiederci: e altri uomini hanno un colore, sì o non? Se sì, qual’è? Se non, come mai? E quali sono i colori che compongono la bandiera della Città del Vaticano? E l’abito abituale del Pontefice ( Sua Santità il Papa) di che colore è? Non so se esistono degli uomini che assomigliano ai colori della bandiera della Città del Vaticano e dell’abito abituale del Papa!

Un’altra cosa riguarda gli inviati, e non missionari secondo i vescovi francesi, dalla Chiesa. Ma oggi si vede che le case ( i noviziati ) dove si preparano quegli inviati sono vuote, sono diventate deserti perché non ci sono delle persone. E la Chiesa invierà ancora? Questo è un problema che va visto non al di fuori, ma all’interno della Chiesa stessa perché ne è responsabile. Essa deve cercare le cause del deserto in se stessa. Questo era solo un flash, una parentesi. Ma torniamo alla nostra vera discussione sulla sostituzione di queste due parole: “missionari e missione” con “inviati e presenza”.

Mi chiedo se, sostituendo le parole, cambia anche il contenuto o la sostanza. In altre parole, i missionari diventando inviati, devono fare un’altra cosa da quella abituale e la missione diventando presenza deve prendere un altro stile? Se le due realtà rimangono le stesse come sono ora, malgrado la loro sostituzione, allora a che cosa serve la sostituzione delle parole, mantenendo lo stesso significato? Quale interesse c’è nel cambiare il nome di una persona o di una cosa, ma per designare la stessa persona o la stessa cosa? Si dice che si riconosce il monaco a partire dal suo abito; si sente anche dire che l’abito non fa il monaco. E allora? Forse oggi, la discussione sulla sostituzione delle parole è di un’importanza secondaria. A mio avviso, ci vuole una connessione, un collegamento, un legame stretto tra il nome e il suo significato o il suo contenuto o ancora la sua professionalità. Cioè la professione e la sua professionalità. In matematica per esempio, la cifra 1 non può designare due cose, solo una sola; 2 non può indicare tre cose, solo due. Questa è la precisione e la coerenza e non si discute. Questo per dire che la sostituzione delle parole fatta dai vescovi francesi non risolve niente se il contenuto di quelle parole sostituite rimane lo stesso. In questo caso, questi ultimi hanno fatto solo un gioco di parole. So che questo mio piccolo contributo non dice tutto sul pensiero della conferenza episcopale francese. Però, penso che sia una pista che apre a tante altre riflessioni sul pensiero dei vescovi francesi.

 

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