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Il battesimo, secondo la nostra fede, è “il sacramento della missione per eccellenza” perche tutti noi discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a condividere la nostra speranza con gli altri (Bevans & Schroeder, 2010).
Per la maggioranza di noi che siamo stati battezzati da piccoli, il nostro itinerario quaresimale, come ha scritto il Papa nel suo messaggio per questa Quaresima, è un “ri-scoprire” il grande dono che il Signore ci ha gratuitamente fatto quel santo giorno della nostra rinascita. Per i catecumeni, invece, sarà un’esperienza ancora più forte per il fatto che per la prima volta diventeranno ‘figli nel Figlio’ questa Vigilia di Pasqua.
Vorremmo condividere un’intervista con Regzedmaa, una catecumena mongola di 65 anni, in seguito ad una conversazione del mese di febbraio di quest’anno ad Arvaiheer, Mongolia. Il motivo è molto semplice. Quasi sempre parliamo sulle persone che abitano in un contesto ad gentes, ma non sentiamo quasi mai dalle persone stesse. Quindi, volevamo che lei ci raccontasse le sue impressione della fede in Gesù Cristo, e come lei è arrivata all’atto ‘decisivo e libero’ di chiedere il battesimo questa Pasqua.
Come pensa che Dio l’abbia chiamata?
Nella mia vita di donna che si è dovuta prender cura da sola della famiglia mi sono capitate tante cose, belle e meno belle. Da quando sono entrata in questa chiesa mi sento molto bene, penso che Dio mi abbia presa in grazia. Anche quando ho dei problemi mi unisco a Dio e mi rivolgo a Lui con sincerità, pregandolo liberamente. Sono molto felice di venire in chiesa. Dio deve avermi presa, penso. La mia vita sta diventando bella. L’unica cosa che mi dispiace è di esserci arrivata un po’ tardi; forse per via dell’età certe volte durante gli incontri mi dimentico delle cose. Se fossi arrivata da giovane avrei avuto più possibilità, ma Dio mi ha presa in grazia per cui sono contenta lo stesso.
Guardando indietro nella sua vita, Lei riesce a vedere come Dio l’ha guidata fino adesso?
Sì, ci penso e non so come Dio mi abbia condotta fin qui… Dio dall’alto deve avermi scelta e guidata. Venendo qui in chiesa, mentre cammino prego sempre la Madonna. Recentemente, proprio mentre camminavo e pregavo, sono caduta sul ghiaccio, senza nessuna seria conseguenza; mi sarei potuta rompere qualcosa, e invece Dio mi ha protetta.
Che pensava di Dio prima di aver incontrato Gesù Cristo?
Prima di incontrare Gesù non avevo una nozione precisa di Dio. Seguendo la tradizione buddista del mio paese, avevo sentito solo parlare di 7 divinità.
Come pregava?
Non avevo nessuna esperienza di preghiera. La religione ai miei tempi era anche proibita, per cui era ancora più difficile.
Adesso, dopo aver incontrato Gesù Cristo, come prega?
Prego sempre Dio. Penso sempre Lui e non mi interesso di altro. È bello anche il clima che si è creato fra di noi, un clima di amicizia; penso che se siamo leali e sinceri Dio lo sa e ne sono felice.
Lei come trascorre le sue giornate?
Quando la scorsa estate la chiesa ha organizzato un progetto di distribuzione di bestiame a famiglie povere, mia figlia e i miei nipoti hanno dato una mano; ho subito pensato che avrei potuto allevare io i pochi animali rimasti, diventando come l’allevatrice degli animali della chiesa. Vorrei fare in modo che si moltiplichino, pensando a com’è difficile per una famiglia mongola restare senza bestiame. Sono una buona pastora, credo che Dio mi abbia dato questo dono.
Che reazione ha sperimentato con la sua famiglia e gli amici volendo diventare cristiana?
La mia è una scelta strettamente personale, non ne faccio motivo di discussione con i miei parenti. Loro stessi – forse perché siamo una famiglia povera – non entrano in questo tema e non fanno nessun commento. Ho solo sentito che dicono di me che vado in un bel posto, dove si aiutano le persone e si fanno belle iniziative; mi sembra che considerino positiva questa mia scelta.
Secondo lei la Chiesa rispetta le tradizioni locali mongole?
Penso che ci siano differenze tra le varie confessioni cristiane. Altre chiese cristiane presenti sul nostro territorio so che talvolta richiedono gesti plateali di distacco dalle nostre tradizioni, ma non è il caso della nostra chiesa. Sarà che io, a causa della povertà, sono passata attraverso tante tribolazioni (sono persino andata a servire in una famiglia), ma non vedo niente di negativo in quello che credo adesso.
Noi crediamo che la nostra fede cambia non soltanto il nostro rapporto con Dio ma anche con gli altri. L’avvicinarsi alla Chiesa ha cambiato i suoi rapporti con gli altri?
Io come quasi-cristiana sento che devo vivere nella gioia le relazioni con gli altri; è scritto anche nella Bibbia, se non sbaglio. Se incontro una persona povera come me cerco di aiutarla, magari dandole qualcosa da cucire, come facciamo col nostro progetto. Considero le altre persone della chiesa come il mio gruppo, col quale relazionarmi serenamente e con allegria.
Che cosa può fare nella sua vita quotidiana per testimoniare la sua fede qui ad Arvaiheer?
Io penso così, sarà giusto o sbagliato non lo so. Per trasmettere la buona notizia quello che conta è il mio modo di rapportarmi con gli altri: essere giusti, non parlar male degli altri, considerare le altre persone che vengono in chiesa come una famiglia.
Noi missionari siamo tutti stranieri che veniamo da paesi molto diversi e viviamo come fratelli e sorelle in una famiglia. Che cosa l’affascina del nostro stile di vita? Che trova di strano?
A guardarvi che siete venuti da così lontano penso che siete in relazione con Dio; per cui vi considero come miei figli e vi voglio molto bene. Voi siete i miei figli! “Quello è così, quella colà…”: niente di tutto questo! A stare con voi sta crescendo anche il mio affetto per voi. Andando qua e là mi viene voglia di parlare di voi.
E lei che direbbe al popolo mongolo se avesse la possibilità di spiegare la sua scelta personale di diventare cristiana?
Direi che seguendo il mio pensiero e le mie decisioni sto andando avanti bene; la chiesa sta facendo del gran bene e mi ha benedetta. Non direi cose negative. Ho molta fiducia in voi!
Conclusione
Un giorno di bufera, lo scorso inverno, Regzedmaa arrivò prima degli altri all’incontro del sabato. Pensavamo di non trovare nessuno alla catechesi, essendoci un freddo tremendo; soprattutto per gente come lei che abita dall’altra parte del villaggio ed impiega un’ora ad arrivare. E invece eccola entrare nella tenda decisa come sempre. Stupiti, le diciamo: Saresti potuta restare a casa, con questo freddo! E lei, saltando sullo sgabello, rispose: “Per una cosa così bella si fa questo ed altro!”
Senza voler forzare il significato delle sue parole, quello che emerge è il fatto che questa donna fortissima pian piano si è aperta alla fede, non per un processo di convinzione teologica, ma per il fatto che ha trovato un luogo in cui è accettata, amata e aiutata nelle sua vita quotidiana. Regzedmaa, ancora prima del battesimo, già sta testimoniando l’amore di Cristo per lei (e tutti noi!), “qua e là”nel paese. Sarebbe una grazia enorme se anche noi cristiani potessimo “ri-scoprire” lo stesso zelo per Gesù Cristo e il suo Vangelo durante questa Quaresima. |