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È entrata nel vivo la campagna elettorale che porterà a confronto, il prossimo 8 aprile, due soli candidati, il presidente uscente Ismael Omar Guelleh e Mohamed Warsama Ragueh, un ex magistrato e presidente del Consiglio costituzionale, candidato come “indipendente”.
La stampa governativa, dominante nel piccolo ma strategico paese del Corno d’Africa, scrive di “maree umane” a sostegno di Guelleh nelle zone interne del paese dove il candidato dell’Unione per la maggioranza presidenziale (Ump) sta effettuando la sua ‘tournée’ elettorale. Ragueh avrebbe anche lui suscitato un certo entusiasmo con lo slogan “un altro futuro è possibile”, che incarna la rottura con la presidenza di Guelleh, al potere dal 1999.
Le principali coalizioni dell’opposizione, l’Unione per l’alternanza democratica (Uad) e l’Unione dei movimenti democratici (Umd), boicotteranno lo scrutinio perché contestano l’indipendenza della commissione elettorale, ma anche perché non hanno trovato un’intesa su un candidato comune. Anche la precedente elezione presidenziale, nel 2005, era stata boicottata dall’opposizione e Guelleh aveva vinto senza problemi essendo l’unico candidato. Ad accrescere il malcontento dell’opposizione e di alcuni settori è stata, nell’aprile 2010, una riforma costituzionale che ha consentito al presidente di potersi ricandidare per un terzo mandato consecutivo.
Nelle ultime settimane, sulla scia delle proteste popolari che hanno sconvolto gli equilibri politici esistenti in Tunisia ed Egitto e che si fanno sentire anche in altri paesi come il Bahrein e lo Yemen – di fronte a Gibuti – si sono svolte alcune manifestazioni di protesta contro il presidente Guelleh.
Ex colonia francese, indipendente dal 1977, Gibuti ospita la principale base militare francese all’estero e l’unica base militare statunitense in territorio africano; dal 2010 ospita anche una base giapponese. Affacciata sul Golfo di Aden, Gibuti è diventata, secondo gli analisti, il perno della lotta antiterrorismo di Washington nel Corno dell’Africa.
Gli abitanti di Gibuti sono 820.000 e appartengono in maggioranza alle etnie Afar e Issa. Gli aventi diritto sono circa 152.000. |