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Sono già passati quattro mesi dall'inizio della crisi ivoriana e questo crea gravi problemi. La crisi continua e la situazione si fa sempre più preoccupante in quello che era un tempo un Paese pacifico e accogliente. Il primo produttore mondiale di cacao, un tempo ospitale, è diventato teatro di disordini che fanno temere una guerra civile.
Qui penserebbe che quello che abbiamo visto succedere in Repubblica Democratica del Congo o in Ruanda possa riprodursi in Costa d'Avorio ? Emerge in modo evidente la fragilità dei nostri regimi politici, che hanno protettori americani o europei : ancora una volta, la volontà popolare sancita dalle urne è stata calpestata.
È tristemente ironico vedere come delle consultazioni elettorati definite esemplari, con una partecipazione di oltre l'80%, si sono trasformate in un dramma di cui la popolazione è vittima. Chi è il responsabile di tutto questo ? A seconda delle inclinazioni politiche la risposta è diversa. Ma i nomi dei responsabili sono molti. Chi vuole perderci, in questa crisi ? Nessuno. Deciderà la forza e il più forte sarà il vincitore.
La capitale Abidjan è diventata luogo di conflitti terribili specialmente ad Abobo, comune dove vivono per lo più i Dioula, sostenitori del presidente eletto Alassane Ouattara, e Yopougon, zona dove abitano invece i sostenitori del presidente uscente Laurent Gbagbo. In questa situazione si assiste a uno sfrangiarsi del tessuto sociale lungo linee di divisione politiche e etniche che fanno dimenticare l'unità nazionale e la difesa del bene comune incarnato in una Costa d'Avorio unita e indivisibile.
Questo aspetto ha conseguenze terrificanti in termini di distruzione del Paese : le persone sono incitate all'odio e al massacro. Il controllo delle città e dei villaggi nelle mani dei giovani è una buona cosa, ma deve esserci tolleranza e volontà di pace nel loro modo di agire.
L'arruolamento dei giovani nell'esercito nazionale per difendere la Costa d'Avorio è diventato preoccupante : sarà possibile controllare tutte queste persone quando la situazione si normalizzerà?
Qui sarà disposto ad accettare la responsabilità dei massacri che si stanno perpetrando in certi comuni di Abidjan e in altre zone del Paese ? Tutta questa violenza trascina migliaia di rifugiati per le vie di Abidjan e sulle strade del Paese. Qui a ovest vediamo città e villaggi occupati dalle forze repubblicane. È folle continuare a credersi salvatori o liberatori della Costa d'Avorio quando le proprie azioni gettano i popoli nella miseria.
L Costa d'Avorio è in una situazione nella quale tutti sembrano osservarsi e moltiplicano gli incontri :
Per il momento, nessuno dei due è disposto a cedere. Bisogna che ne resti uno, quello scelto dalle urne. Una grande equazione... La verità deve essere detta e accettata.
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La comunità internazionale (la missione delle Nazioni Unite ONUCI) : l'ONUCI dà l'impressione di non perdere anche se è responsabile dei disordini in Africa e in Costa d'Avorio. L'ONUCI qui non può perdere oppure la credibilità dell'ONU sarà messa in discussione in tutto il mondo. L'organizzazione ha qui un 'occasione importante per dare prova di imparzialità nel giudizio e nelle sue prese di posizione, in questa crisi come ovunque in Africa
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L'Unione africana : i nostri capi di Stato sono legati da rapporti personali di amicizia e, nell'ambito ivoriano, sono amici dell'uno o dell'altro dei contendenti ; in quanto politici, dimenticano l'interesse dei loro popoli e non hanno a cuore la verità. Difendono le loro posizioni di parte proteggendo prima di tutto gli interessi della comunità internazionale o delle Nazioni Unite. Sarà difficile che si dicano la verità tra amici: la loro è una politica falsa che non si assume le proprie responsabilità.
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La Comunità degli Stati dell'Africa Occidentale (CEDEAO) : la Costa d'Avorio è importante all'interno di questa organizzazione. Occorre che gli Stati si trattino gli uni gli altri come fratelli invece che come nemici, perché come dice l'adagio africano « non bisogna lasciar bruciare la casa del vicino ».
Sul campo c'è vera disperazione. Non sappiamo che cosa succederà e, il fatto che i media stranieri già parlino di guerra civile rischia di spingere la psiche delle persone proprio in questa direzione. Sono troppi i massacri, le tensioni, le stragi che le televisioni ci mostrano ogni giorno.
Ci sono spostamenti massicci di popolazione sia all'interno del Paese che verso i Paesi vicini : tante persone se ne vanno cercando altrove la pace e soprattutto un rifugio nel caso in cui scoppi la guerra civile.
La chiusura delle banche e l'embargo sui farmaci sono le cose peggiori perché sono un modo di uccidere a poco a poco i popoli ivoriani e stranieri coinvolti. Chi ha imposto questo embargo vive in pace ma qui chi è malato o chi deve nutrire la propria famiglia dove troverà il denaro per mangiare e curarsi ? La tensione continua e porta con sé il rischio di una sollevazione che provocherà la guerra civile. Non è detto che cacciare Gbagbo con la forza possa portare più facilmente la pace, ma certamente causerà il massacro di migliaia di persone.
Riguardano le due catene televisive TCI (Télévision Cote d’Ivoire : emittente della pace che sostiene Ouattara) e RTI (Radio Télévision Ivoirienne : network nazionale ivoriano favorevole a Gbagbo) ci si chiede : Ma dove siamo ? In che Paese siamo finiti ? Si ascoltano lunghe disquisizioni politiche sulla ricerca della pace, ma è solo propaganda. Tutti credono di avere in mano la verità e di aver ragione.
Occorre trovare una soluzione politica attraverso l'umiltà : accettare la volontà del popolo, che è sovrano, aprirsi al perdono, alla franchezza del dialogo e alla riconciliazione. Come era nella Costa d'Avorio voluta da presidente dell'indipendenza, Houphouët Boigny : un Paese di pace e prosperità.
Quello ivoriano non è un popolo violento, lo è diventato a causa dei politici. Occorre ora che questi si tendano la mano, si guardino negli occhi aprendo il loro cuore, non il cuore del politico ma quello dell'uomo e perseguano insieme una pace duratura che stupisca il mondo intero. Bisogna che lavorino per un reale sviluppo di questo bel Paese, per il benessere dei suoi figli e di tutti gli stranieri che ci vivono. |