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CITTADINANZA ONORARIA A P. AQUILEO E MADRE GABRIELLA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Antonio Giordano, IMC   
Lunedì 21 Febbraio 2011 10:34

madregabpaqiLa cerimonia si svolse alla presenza del Padre Superiore Generale dei Missionari , P Aquileo Fiorentini, e la Madre Superiora generale della Missionarie, Sr Gabriella Bono, accompagnati da un folto gruppo di confratelli e consorelle. Il Sindaco Sig. Giorgio Musso, a nome di tutto il Consiglio comunale di Castenuovo, conferì ai due Superiori la “Cittadinanza onoraria”, per ricordare i 200 anni della nascita di S. Giuseppe Cafasso, zio del Beato Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e Missionarie della Consolata.

Il gesto volle esprimere la stima della giunta comunale, e di tutti i cittadini di Castelnuovo verso questi illustri concittadini, che con la loro vita e le loro opere hanno rinomato la città in tutto il mondo.

 

Intervento del Superiore Generale IMC.

 

Signore Giorgio Musso

Degnissimo Consiglio Comunale

Degnissimi Invitati e Partecipanti

va ad ognuno il mio sentito "Grazie".

 

Un gradito invito non tanto alla mia persona, ma come membro dell'Istituto Missioni Consolata e, in questo periodo, chiamato ad esercitare, indegnamente, ma con santo orgoglio e grande umiltà, il ruolo che da sempre appartiene in spirito e in verità al suo. Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano, che ha voluto la sua Istituzione totalmente dedita in favore degli ultimi, degli ancora lontani da Cristo, perché potessero anche loro godere del dono di grazia, della figliolanza di Dio e dei benefici della "civiltà", cioè, dei beni della comunità umana.

Con semplicità mi accingo ad esporre alcune considerazioni su due personaggi tanto cari a voi, perché lodevolmente vi rappresentano: San Giuseppe Cafasso e il Beato Giuseppe Allamano, figli di questa onorata terra di santi. Due figure diverse nella comunità cristiana e civile locale; nella Chiesa universale e nel mondo.

 

Uomo legato alla terra

Il Beato Allamano mantenne sempre un forte vincolo con la sua terra: Castelnuovo, Torino, Piemonte e Italia.

Come tanti illustri figli della terra delle vigne, figlio di contadini, si ricordava e parlava delle proprie origini e della linfa che l'ha vivificata. Disse una volta: "Certi mestieri propri dei contadini, io non li ho mai fatti. Ma mi pare che se mi mettessi imparerei subito; sono nato in questi luoghi, in mezzo alle vigne; l'abbiamo per natura, cioè, nel sangue". Lui, come figlio di contadini, era un uomo concreto.

Nel 1923, rispondendo agli auguri del sindaco e dei consiglieri di Castelnuovo in occasione del suo giubileo sacerdotale, così si esprimeva: "Sebbene da tempo io non ritorni in Patria, non l'ho però mai dimenticata, e durano in me sempre vivi i ricordi di famiglia e dei cari conterranei".

Castelnuovo non è lontano da Torino, e a legare l'Allamano al suo paese non era soltanto la sua casa o i parenti, ma anche lo zio don Cafasso.

Nel 1925, L'Allamano tornò a Castelnuovo in occasione dei festeggiamenti per l'avvenuta Beatificazione dello Zio. Di quella circostanza si riportano due brevi episodi: l'Allamano trovandosi nella casa paterna, indicò il luogo dove fu benedetto dal Cafasso, dicendo «E qui che ebbi la sua benedizione»; sempre in quella occasione, stando sulla terrazza, seduto in poltrona, osservava il paese in silenzio, finché posando lo sguardo sul cimitero si alza in piedi e a capo scoperto recita una preghiera "per i nostri morti". Oggi, qui, con il Beato Allamano e San Giuseppe Cafasso, sono presenti anche loro. E pregano per noi.

Del Beato Allamano, si può ripetere quanto fu detto di Don Bosco, che "fece proprie le virtù della sua gente".

"Preciso e ordinato".

"Uomo dalla volontà di ferro, cocciuta e montanara". Uomo dalla forte disciplina interiore (Mario Borello).

Uomo volitivo, vuole per sé e per i missionari costanza - fedeltà - energia. Ripeteva: "Vi voglio uomini". E lo diceva anche alle missionarie. Nella spiritualità, che doveva essere semplice e vigorosa: "La vostra vita vale in quanto è attiva per noi e per gli altri: costi quel che costi".

P. Agostino Allamano, riferisce tra l'altro che P. Giuseppe Allamano parlando del suo paese avrebbe detto: "Noi, di Castelnuovo siamo attivi, laboriosi, intraprendenti".

Sono le virtù della gente di questa terra, di allora, e di oggi.

 

Qualche accostamento tra i due santi

 

Non dubito che questa scelta sia gradita a tutti. Lo faccio da Superiore Generale dell'Istituto Missioni Consolata, continuatore della sua opera.. IL taglio potrebbe essere un altro. Credo che questo sia il migliore contributo che io possa offrire in questa occasione tanto a me gradita.

Vorrei proporvi alcune riflessioni su San Giuseppe Cafasso, partendo dal punto di vista dell'Allamano. Sappiamo quanto il Fondatore si sia immedesimato nella spiritualità del Cafasso.

 

1. L'Allamano un "Don Cafasso Redivivo"

 

Non è possibile comprendere compiutamente la personalità spirituale dell'Allamano senza tenere conto della sua profonda sintonia con lo zio, al punto che più di uno di quelli che hanno conosciuto entrambi, lo hanno definito un "Don Cafasso redivivo". Così, per esempio, Don Edoardo Bosia, parlando dell'attività del Fondatore al Convitto, ha dichiarato: «Il Servo di Dio [...] conservò ed emulò lo spirito del Beato Cafasso, tanto che lo si chiamava Don Cafasso redivivo».1 Si noti che questo testimone riporta non solo il suo giudizio, ma anche quello di altri.

 

2. Il Cafasso modello privilegiato da Allamano

 

Trattando della necessità di non lasciarsi soverchiare delle occupazioni a scapito della preghiera, il Beato Allamano si appoggiava sull'autorità dello zio: «Il Ven. Cafasso diceva: Mi fan pena i sacerdoti che han troppo da lavorare... Se si prega di più, si lavora poi di più, si studierà" più in fretta... [ ... ] .

 

2.1. Amor a Maria: una devozione indispensabile. La "pietà mariana" può essere un secondo esempio illustrativo dell'abituale ricorso dell'Allamano allo spirito del Cafasso. Parlando alla gente il Cafasso si domandava: «Chi è Maria? Oh! ...lasciate che ve lo dica con tutta l'allegrezza del mio cuore, Maria è la nostra cara madre, la nostra consolazione, la nostra speranza».2 E il Beato Allamano sviluppava così il pensiero: «Come pure Don Cafasso diceva spesso, specialmente in confessionale, "Ricordatevi che avete anche una seconda Madre, Maria, che vi ama molto più che non la prima; s'intende però che non le prende il posto". [...]. In una madre si ha fiducia, le si vuole bene».3

Il Ven. Cafasso diceva che la Madonna bisogna prenderla come nostra socia in tutto. Socia in tutto. Prendiamola anche come modello di tutte le nostre azioni; questo vuol dire fare tutto con Maria SS.: prenderla per socia, per modello».4

 

2.2.Amor di Dio: un amore unitivo. Sia il Cafasso che l'Allamano, si sono soffermati di più su quello che chiamavano "amore unitivo", perché esprimeva bene la loro esperienza personale. Così il Cafasso: «Felici noi, se giungessimo a versare così il nostro cuore dentro quello di Dio, unire talmente i nostri desideri, la nostra volontà alla sua da formare ed un cuore, ed una volontà sola: volere quello che vuole Dio, volerlo in quel modo, in quel tempo, con quelle circostanze che vuole lui e voler tutto ciò non per altro se non perché così vuole Iddio».5

 

3. «Fare bene il bene, con costanza, senza rumore»

 

Possiamo quasi definirlo il "cuore" della sua proposta.

Proponendo questo cammino di perfezione, il Beato Allamano si è reso conto di ricalcare le orme dello zio. E lo ha detto esplicitamente, quasi per dare una garanzia alle sue affermazioni: «I miei anni sono più pochi, ma fossero pur molti, voglio spenderli in fare il bene e farlo bene; io ho l'idea del ven. don Cafasso, che il bene bisogna farlo bene e non rumorosamente».6 Come si vede, si tratta di un principio lineare, completato da due precisazioni essenziali: "fare bene il bene"; ma, "con costanza" e "senza rumore".

La proposta di fare bene il bene, è di attualità per ognuno di noi non importando quale sia la nostra professione, lavoro, età.

 

Aggiungiamo un aspetto che completa questa riflessione. Anche sul "bene fatto bene" il Fondatore indica come modello Gesù, riferendosi al testo di Mc 7,37 che riportava abitualmente in latino: «Bene omnia fecit! - Ha fatto bene tutte le cose». Ebbene, anche questa ispirazione il nostro Padre l'ha presa dallo zio. Ecco le parole del Cafasso: «[...] però non crediamo che basti per essere un vero sacerdote passare i nostri giorni in azioni tali, io direi che sarebbe il meno: il meglio anzi il tutto sta nel farle bene, di modo che di un sacerdote si possa dire a proporzione quello che dicevasi del figliuol di Dio. Marc. Cap. 7 che "ha fatto bene tutte le cose"».7

 

3.1. "Fare il bene con costanza". Ed eccoci alla prima importante precisazione: il bene va fatto bene, ma "con costanza", cioè "sempre". La costanza era ciò che il Fondatore più apprezzava dello zio: «L'eroismo della sua virtù consiste nella costanza. Non consiste nei miracoli l'eroismo, ma nel farsi violenza, nello star sempre lì fermo nel buon volere, nel non perder tempo: questo è roba nostra. Io ammiro ogni giorno più la vita di quest'uomo, perché non è andato a salti, no, è sempre andato diritto; la sua strada era quella e...avanti; e questo l'ha fatto per tutta la vita. Sempre la stessa fede, lo stesso amor di Dio e del prossimo; sempre prudente, sempre giusto, sempre temperante ... non gli manca niente [...], lui andava sempre avanti; faceva sempre tutto bene»'.8

 

3.2."Fare il bene senza rumore". E c'è una seconda precisazione da aggiungere: il bene va fatto bene, con costanza, ma "senza rumore", cioè con umiltà, nel nascondimento.

 

Le idee del Beato Allamano erano in totale sintonia con lo zio. Ed a noi ha insegnato ad essere umili come singole persone e anche come Istituto. Ci fa da maestro più con la vita che con le parole.

 

Prima di concludere questo punto, vorrei notare ancora che sia il Cafasso che l'Allamano non si sono accontentati di enunciare un principio teorico. Hanno spiegato che cosa significa, in concreto, "fare bene il bene". Così si esprimeva 1'Allmano: «Il servo, dice lo stesso Venerabile, non basta che serva il suo padrone, ma deve servirlo senza eccezioni, e lo serva in modo da contentarlo pienamente, cioè con prontezza, con esattezza e con garbo, e col fine di piacergli».9

 

Conclusione

 

In questo particolare momento storico complesso e difficile, siamo invitati ad accogliere il messaggio di "speranza" cristiana che il Cafasso e il Fondatore ci propongono. Sappiamo quanto Allamano ammirasse questa particolare dote dello zio. Diceva: «Il nostro Venerabile aveva tanta speranza, sua caratteristica, da infonderla anche nelle anime disperate».10 «Di confidenza ne aveva per sé e per gli altri».11 ' Non si trattava solo di speranza nella misericordia di Dio, che perdona chi ricorre a lui, ma anche di fiducia nella Provvidenza che guida la Chiesa e l'aiuta a superare tutte le difficoltà interne ed esterne. Così possiamo dire che aiuta ogni persona, famiglia e paese a superare gli immancabili momenti di prova che si presentano.

 

In piena sintonia con lo zio, il Beato Allamano ha voluto trasmettere a noi questa virtù, perché fossimo coraggiosi e forti, che non si demoralizzano di fronte alle difficoltà e che guardano al futuro con fiducia. Diceva ai suoi missionari: «Non si spera mai troppo, perché la confidenza in Dio non toglie, anzi aumenta il bene che si fa. E quindi perché non confidare in Dio? Dio può e vuole aiutarci, ma vuole che siamo spogli di noi».12 E ancora: «Sperare per far piacere al Signore; mai aver paura di averne troppa [fiducia]».13 Le parole del salmo 125 (124), 1: «Chi confida nel signore è come il monte Sion, non vacilla, è stabile per sempre»(14) erano come uno slogan che il Fondatore ripeteva ai suoi figli in vista della missione.

 

San Giuseppe Cafasso ed il Beato Giuseppe Allamano sono presenti in mezzo a noi con il loro messaggio di fede in Dio, di amore a Maria Consolata e di dedizione al prossimo specialmente più bisognoso. Rimangono modelli di vita per noi Missionari e Missionarie della Consolata ed alla loro città che hanno onorata e resa illustre in tutto il mondo.

Assieme alle altre eminenti figure di Castelnuovo: San Giovanni Bosco, il Cardinale Giovanni Cagliero, Mons. Giovanni Battista Bertagna, Mons. Francesco Cagliero, hanno lasciato un incalcolabile patrimonio spirituale di valori che ha impreziosito questa città di Castelnuovo impegnata, come sempre a trasmetterlo alle generazioni future.

 

Ringraziando ancora per il vostro invito e per l'ascolto di queste considerazioni, vi auguro i migliori doni del Signore, che chiederò per intercessione dei due nostri amici e modelli, San Giuseppe Cafasso e il Beato Giuseppe Allamano.

 

Catelnuovo 19 febbraio 2011

 

P. Aquileo Fiorentini IMC

Superiore Generale

 

NOTE

1'E. Bosia, Deposizione al processo dell'Allamano, I, 71, Archivio IMC.

2Pier Angelo Gramaglia (a cura), Giuseppe Cafasso, Missioni al popolo, Meditazioni, Effeta editrice, Cantalupa

(TO) 2002, p. 271.

3'Conferenze IMC, I, 397.

4' Conferenze IMC, II, 594

5 Lucio Casto (a cura), Esercizi Spirituali al Clero, cit., p. 656.56

6'Conferenze IMC, I, 116.

7 Lucio Casto (a cura), Esercizi Spirituali al Clero, cit., p. 687. '

8Conferenze, SMC.III, 216.

9Conferenze IMC, II, 669.

10 Conferenze IMC, II, 337; cf. anche: Il, 156; III, 188.

11" Conferenze IMC, III, 530.

'2 Conferenze IMC, II, 157.

13 Conferenze SMC, II, 448.

14 Conferenze IMC, I, 456; cf. Conferenze SMC, Il, 440, 447.

 

 

Infine la Superiora Generale delle Missionarie della Consolata, ha ringraziato il Sindaco, la giunta comunale e tutti i presenti, onorata, anche a nome delle sue Suore, dell’onorificenza ricevuta.

 

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