Cerca nel sito
Traduzione
Collegati
| DA CALI, COLOMBIA, SI ALZA UN GRIDO: BASTA VIOLENZA! |
|
|
|
| Scritto da P. Vincenzo Pellegrino, IMC |
| Martedì 14 Dicembre 2010 00:00 |
|
Carissimi tutti, vi spero bene ed ho la sensazione che già qualcuno pensi a una visita a questa terra benedetta, dove la vita sempre esplode rigogliosa ed esuberante. E dove, purtroppo, la vita é minacciata ogni giorno a causa di tante ingiustizie e mancanza di sicurezza. Ciò che vi comunico lo avevo già fatto sapere tempo fa ad un gruppo di amici: lo ripeto adesso, perché è attuale e crudelmente in continuo aumento. Ecco ciò che apparve in un giornale locale tempo fa ed é perfettamente attuale oggi 5 dicembre 2010. Causa: la violenza guerrigliera e la prepotenza delle multinazionali presenti sul territorio, avvallate da una convivenza sorniona dello Stato. “Appena ci avvisarono che sarebbero venuti per ucciderci – racconta una mamma – mettemmo in una borsa un cambio di roba da vestire e qualcosetta da mangiare e fuggimmo di corsa. Ci imbarcammo in una canoa e non ci voltammo a guardare indietro. Abbandonammo alla loro sorte i porcellini, le galline, i seminati, la terra e la casa. Quella domenica ci salvammo. Il mercoledì successivo vennero a cercarci, cioè vennero per ucciderci, però già non eravamo là. Adesso abbiamo bisogno che ci diano una mano, che ci aiutino davvero, però ci dicono che non ci sono fondi disponibili. Mio marito ha trovato lavoro per qualche giorno in una miniera di carbone, ma disgraziatamente si è già ammalato.” È questa una relazione, raccontata in una forma quasi telegrafica, da una famiglia, una delle tante, nell’ufficio del vescovo Mons. Luis Augusto Castro, arcivescovo di Tunja e da lui diffusa ai mezzi di comunicazione per denunciare la situazione, Mette ancora una volta allo scoperto il problema dello spostamento forzato delle persone, problema di lesa umanità, stato di emergenza sociale, tragedia nazionale e indifferenza generale. Il racconto, nella semplicità delle sue espressioni, é un paradigma di ciò che é stato e continua ad essere una situazione dolorosa, ripetuta moltissime volte quasi nella stessa forma e con la stessa dinamica e che ha generato il fenomeno crudele e massivo dello spiazzamento forzato. Uno spiazzamento che, più che di singoli individui, é di famiglie intere. Le persone sfollate non solo soffrono lo sradicamento ma hanno anche bisogno di protezione e di assistenza per essere in grado di poter far fronte alle proprie necessità basilari: sicurezza, tetto, alimentazione, vestito e lavoro. Gli sfollati son soliti ricorrere alla Chiesa per cercare orientamento, appoggio e consolazione. Per questa ragione il fatto si trasforma per noi una grande sfida primo per far conoscere e denunciare, poi per poter rispondere con efficacia e creatività quotidiana alla richiesta di aiuto che ci vien fatta, con una solidarietà che sboccia dalla fede e alle esigenze di verità e chiarezza circa questo dramma che fu definito come problema di “lesa umanità, stato di emergenza sociale e tragedia nazionale”. E non dobbiamo lasciarci distrarre considerando l’ esiguità dei beni materiali persi come “porcellini e galline”. Il fatto non far giustizia per situazioni che toccano così profondamente le persone semplici, come la perdita delle poche galline che possiedono, ha generato la rivolta che conta già con mezzo secolo di protesta e conflitto armato in Colombia. E tu che fai riguardo? È la domanda che continuo a porre a me stesso e mi pesa sulla coscienza come il rimorso per un grosso peccato. Un gruppo di giovani animatori di pastorale parrocchiale afrocolombiana (pastorale di cui mi devo interessare a livello archidiocesano nella Chiesa di Cali) mi stanno dando una mano. Son persone capaci e qualificate ( tra i tanti, due avvocati, un tecnico di sistemi, un comunicatore sociale, vari docenti) che offrono la loro collaborazione volontaria e gratuitamente . La finalità é attuare un programma di sensiblilizzazione che si cerca di diffondere avvalendoci dei mezzi di comunicazione disponibili (stampa scritta e audiovisuale (radio e televisione) e il cui scopo é “ Lottare contro l‘indifferenza per optare per la vita.” L’idea é ambiziosa. La sua realizzazione è ardua e rischiosa, però ci stiamo provando. Siamo coscienti di essere una piccolissima pulce penetrante in lotta contro un elefante. Ma se riusciremo, come ci insegna il noto apologo africano, a infilandoci nell´orecchio del bestione forse cooperiamo a farlo impazzire. “Tertulie sotto l’albero” è il titolo del programma i cui attori sono gli stessi giovani, i mezzi usati artigianali; la buona volontà e creatività in tutti é eccellente, e, trattandosi di volontariato, l’impegno é direttamente proporzionale alle difficoltà e ostacoli che incontriamo. Se poi “vi punge vaghezza” di saperne di più, ecco per i principali temi su cui si lanciano i “tertuliani”: 1)- Uscire dall’ indifferenza per salvare la vita 2)- Non abbiamo bisogno che ci insegnino a pescare...bensì che ci lascino pescare 3)- Qui ci siamo anche noi: tutti desideriamo vivere e lasciar vivere 4)- Ci danno bastonate e noi rispondiamo con... perché non ci aiutate? 5)- Spingi la roccia... Io la smuoverò 6)- ...Per questo siamo come siamo 7)- Il Signore mi manda a liberare il mio popolo 8)- Per redimere bisogna assumere 9)- Non sarei un negro autentico se mi negassi al condividere 10)- Ti tendo la mano: accogliamoci con un abbraccio di fraternità e condivisione
La finalità é: - promuovere la persona integralmente - liberarla dall’ingiustizia - accoglierla nella sua dignità di “figlio di Dio” Non vogliamo presentarci come “vittime” o mendicando “paternalismo”; accompagniamo chi ci chiede aiuto dando loro una mano “perché riescano a legarsi le scarpe e a camminare senza sciuparsi inutilmente i piedi”.
Un secondo settore che ci tiene impegnati é quello dei bambini. Ad essi ci interessiamo con un progetto dedicato all´ambiente, insegnando loro a riciclare, a riparare, a riforestare e reimmaginare un ambiente migliore. Un progetto sociale partecipativo per insegnare il rispetto della “madre terra”. Sono gocce nell´oceano, ma il mare sarebbe più piccolo se lo privassimo del nostro apporto. Per loro é nata una piccola “fondazione”: “SAYRA”: HUELLAS HUMANAS - “Niños reciclatores ecologicos en acción”. Le offerte ricevute da amici e benefattori e un apporto da parte della Cassa Rurale ed Artigiana di Boves han reso possibile mettere in piedi questa iniziativa che per il momento conta con 5 focherelli appena avviati e che promettono bene. Questo é per il momento ciò che si cerca di fare nel campo sociale; é molto poco però é qualcosa; peggio sarebbe se stessimo solo a guardare. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, perche “se il Signore non costruisce lui la casa invano si affaticano i costruttori”.
Di qui in poi... “se son rose fioriranno”... e se son kaki? Buon Natale a Tutti! Pregate per noi!
|




Carissimi amici,


