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GENGHIS KHAN, RE DELLA MONGOLIA. GESÙ CRISTO, RE DELL'UNIVERSO PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Turrone, IMC   
Sabato 20 Novembre 2010 00:00

gengisturLe immagini di Genghis Khan si trovano dappertutto. Il primo contatto con lui si ha già arrivando all’aeroporto che porta il suo nome. Guardando fuori dell’autobus, andando a scuola ogni mattina, si riesce a vedere l’immagine del grande re della Mongolia sul lato di una collina rivolto verso la città. Indubbiamente è una figura controversa e molto onorata tra i Mongoli. Questo guerriero riuscì ad unificare tante tribù sperdute in un solo popolo. Ma c’è anche un altro re. Uno più grande. Il Re dei Rei. E lui si chiama Gesù Cristo. A differenza degli altri che hanno conquistato con la spada, lui ha conquistato e continua a farlo con l’amore. Con il suo sangue è venuto a radunare uomini e donne di ogni tribù, lingua, popolo e nazione in una sola offerta al Padre (cf. Ap 5,8).

Parlando con un amico pochi giorni fa, lui mi ha raccontato che, secondo le ultime statistiche, il 50% degli uomini e l’8% delle donne in Mongolia sono alcolizzati. Camminando un giorno con un giovane ragazzo, lui mi ha confessato che beveva spesso perché l’alcool lo aiutava sentirsi contento invece di essere depresso. Un ragazzo mongolo che ho incontrato alcuni mesi fa mi ha confermato che tanti uomini cadono nell’alcoolismo per il fatto che perdono la speranza subito davanti alle sfide della vita quotidiana. Ma noi sappiamo che la speranza non delude (cf. Rm 5,5), ossia quella speranza divina che è radicata in Dio. Noi siamo qui per annunciare che il Signore ci ha fatto poco meno degli angeli (cf. Sal 8,5) cioè, che noi abbiamo una grande dignità essendo figli di Dio. È che la vita, cominciando già da adesso a Ulaanbaatar, Napoli, Nairobi o qualsiasi altro luogo del mondo, è migliore se vissuta con Gesù. Come sant’Agostino, sappiamo che i loro cuori rimarranno inquieti finché non riposano in Dio. Nonostante queste buone notizie, alcuni hanno paura che noi cristiani vogliamo togliere la loro tradizione culturale. Ma l’unica cosa che la fede in Cristo toglie è il peccato. Solo lui può darci la vera gioia. Non come quella temporanea che ci offrono le cose del mondo e che sparisce dopo poche ore o giorni, ma quella che viene a motivo di essere suoi discepoli.

Preparandomi per la Festa di Cristo Re, mi è venuto in mente un libro che ho sfogliato poco tempo fa, che contestava l’affermazione cristiana che Gesù è l’unico Signore e Salvatore del mondo. Lavorare nei Paesi asiatici dove noi cristiani siamo spesso in minoranza ha portato alcuni a mettere in discussione la nostra fede in Gesù Cristo. Mi ricordo di aver sentito tante teorie sulla salvezza nelle religioni durante i miei studi teologici. Abbiamo speso molto tempo discutendo come i non cristiani possano essere salvati. Non metto in dubbio l’importanza di questa riflessione, ma purtroppo abbiamo speso troppo poco tempo discutendo della bellezza di essere discepoli di Gesù Cristo. Spesso sentiamo tante persone citando Madre Teresa come modello di compassione e misericordia verso tutti senza distinzione religiosa. Ma quasi nessuno cita il fatto che lei diceva spesso che desiderava ardentemente che tutti diventassero cristiani! Durante un incontro sull’evangelizzazione presso l’Università Urbaniana pochi anni fa, alcuni missionari erano molto agitati per il fatto che l’Arcivescovo aveva soltanto affermato una verità di fede, in quanto Gesù Cristo è l’Unico Salvatore dell'universo. Mi incuriosisce sempre il fatto che questi missionari che lo incontrano ogni giorno nell’Eucaristia e che pregano il Credo ogni domenica abbiano reagito in quella maniera.

Non è né arroganza e neanche presunzione, professare che Gesù è il l’unico Re e Salvatore dell’Universo. La Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa lo affermano. Noi condividiamo e diciamo quello che santi come Pietro e Paolo, Ignazio di Antiochia, Agostino, Francesco di Assisi, Teresa di Avila, Giovanni Bosco, Giovanni di Brébeuf, i Martiri Coreani, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, Giovanna Beretta Molla, la Beata Madre Teresa di Calcutta, il Beato Giuseppe Allamano e tutti gli altri santi di tutti i tempi hanno creduto. Cioè, che Gesù Cristo è “Signore e Dio” (cf. Gv 20, 28) e che “egli è immagine del Dio invisibile,… poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili,… tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.” (cf. Col 1, 15-17).

Se noi cristiani veramente credessimo in quello che professiamo, forse la Chiesa non avrebbe bisogno di instaurare un nuovo Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione nei paesi storicamente cristiani, come stano facendo al Vaticano in questi ultimi mesi. Preghiamo affinché l’amore di Dio per noi ci porti ad una nuova rinascita di fede in questo tempo prediletto di Avvento. Perché, come diceva il Beato Cardinale Newman, nessuno si è mai convertito alla fede in Cristo per il potere di un argomento, ma, come testimoniano i santi, per avere incontrato l’Incarnazione dell’Amore che è nessuno altro che Gesù.

 

 

 

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