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| IO FACCIO VOTO |
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| Scritto da Pietro Turrone, IMC |
| Mercoledì 03 Novembre 2010 00:00 |
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Se qualcuno mi avesse detto che io sarei diventato un missionario lavorando in Mongolia 14 anni fa, lo avrei preso per pazzo. Ma, il 31 ottobre, per la vigilia di Tutti Santi, ho rinnovato i miei voti di povertà, castità ed obbedienza con il crepitio della legna nella stufa come sottofondo nella nostra piccola gher chiesa di Arvaiheer, in Mongolia. È stata un’esperienza molto forte fare pubblicamente i miei voti a Dio circondato da tanti Mongoli, battezzati e simpatizzanti. Con gioia e anche paura (avendo anche letto la formula in Mongolo) ho detto a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che volevo rispondere alla mia vocazione con tutta la mia libertà, e anche difetti, seguendolo e annunciando il suo grande amore per ciascuno di noi con urgenza in tempi favorevoli e in tempi difficoltosi (cf. 2 Tim 2:4).
Dopo la celebrazione eucaristica, abbiamo condiviso il solito tè salato e le ciambelline fritte. Dopo di che, ci siamo trasferiti di nuovo nella gher chiesa dove ho dato la mia testimonianza vocazionale, cioè, dovevo spiegare come un giorno, Gesù mi guardò, e mi chiamò ad uscire subito fuori da me stesso, a vivere con lui da vicino, per vivere non più per me stesso ma per gli altri. Avendo un vocabolario mongolo di 100 parole, ero fortunato di avere p. Giorgio Marengo accanto a me per tradurre quello che dicevo. È la prima volta (e spero che non sia l’ultimo) che un missionario fa i voti religiosi ad Arvaiheer. Volevamo farlo in questa missione sapendo che poteva essere una testimonianza in sé. Una donna cattolica, battezzata a Pentecoste di quest’anno ci ha colpito quando ci ha detto che lei si dispiaceva di aver conosciuto Gesù Cristo soltanto recentemente e non da giovane perchè avrebbe voluto più tempo per servirlo in questa vita! Quella donna, che sta aiutando a crescere un bambino senza mamma nella sua gher in campagna, ha motivo di rallegrarsi perche spesso “gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi" (cf. Mt 20, 1-16). Dio non si interessa molto nel passato, ma piuttosto nel nostro “si” oggi. Una delle parti più interessanti di questa esperienza è stata la parte preparativa. Prima che p. Giorgio correggesse la traduzione, avevo chiesto a una delle mie maestre di lingua di aiutarmi a tradurla. È stata veramente una sfida spiegare che significa castità, povertà e obbedienza a loro dove il cristianesimo non è molto conosciuto. Una maestra mi ha guardato con tanta sorpresa e dubbio quando ho detto che non avevo moglie e bambini. E non soltanto lei. In una cultura dove anche i monaci buddisti si sposano, tanti di loro fanno fatica a capire come noi possiamo rimanere singoli e contenti. Lo stesso vale anche per povertà ed obbedienza. Infatti, la traduzione mongola enfatizza quello che noi rinunciamo. Purtroppo, questo porta ad una visione molto limitata della realtà della vita religiosa, che anche molti che provengono da paesi “anticamente cristiani” sostengono. Ma la consacrazione religiosa è soprattutto una seria di “si”. Per noi missionari e missionarie che abbiamo trovato la perla preziosa, sappiamo bene che noi, in fondo, avevamo poco finché non siamo stati afferrati da Gesù Cristo. Domani, dopo la Festa di Tutti Santi, p. Daniele, s. Magdalena, s. Giovanna ed io ritorneremo ad Ulaanbaatar per continuare la nostra vita quotidiana di studio, lavoro e preghiera mentre s. Omaira rimarrà a iniziare suo nuovo lavoro qui ad Arvaiheer. Il mio studio della lingua procede a passo di lumaca. Per orgoglio, ma anche per un sincero desiderio di parlare di Dio con i ragazzi, mi sento frustato di non essere capace di dialogare con coloro che io incontro a scuola o per strada. Un giorno però ho capito che stavo già evangelizzando, anche se in una maniera molto sottile. Stavo, come dice L’Archivescovo indiano Menamparampil, “sussurrando il Vangelo”. Pochi giorni fa ho iniziato ad insegnare Inglese ad uno studente di medicina nel nostro appartamento. Lui ci guarda con tanta curiosità e perplessità, vedendo uomini e donne che condividono una vita insieme come fratelli e sorelle che provengono da tanti paesi diversi nel mondo. Allora, seguendo il monito di nostro Signore di essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10, 16), sfrutto ogni domanda per parlare della nostra fede in Cristo. E cosi, in questa meravigliosa terra della Mongolia pian piano stiamo compiendo la missione che Dio ci ha affidato. La mia preghiera è che tutti voi che leggerete questo articolo, con tutti i santi del cielo, vi ricordiate di noi nelle vostre preghiere affinché tutti i Mongoli diventino pazzi per Cristo come noi (cf. 1 Cor 4: 10)! Amen.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Novembre 2010 15:35 |






