Cerca nel sito

Traduzione


Collegati



UNA SFIDA DIVENTATA OPPORTUNITÀ PDF Stampa E-mail
Scritto da P. GODFREY MSUMANGE, IMC   
Venerdì 08 Ottobre 2010 00:00
platgzzQuando nel mese di febbraio Baba Godfrey ci ha detto che quest’anno, a compimento del percorso del gruppo MIP, saremmo andati a Platì ci siamo guardati stupiti perché nessuno ne aveva mai sentito parlare. Poi Baba ci è venuto in soccorso con un aiutino geografico: Platì…nella Locride.E a noi subito sono venute in mente alcune notizie di cronaca, alcune informazioni e giudizi, o forse è il caso di dire pregiudizi, che subito ci hanno fatto aggrottare le ciglia.Ma Baba poi ci ha dato una bella notizia: scopo principale della nostra missione sarà animare i bambini e si sa che i bambini, come poi impareremo a dire dall’istrionico padre Panero, sono Dio in terra e questo è stato un motivo più che sufficiente per accettare con pieno entusiasmo questa sfida.Si perché per molti di noi si presentava come una sfida, con ostacoli non da poco: chi non aveva mai lavorato con i bambini, chi arrivava da un anno di lavoro molto intenso e faticoso e avrebbe dedicato i pochi giorni di vacanza ad un’avventura tutto fuorché riposante, chi temeva di affrontare una realtà con una cultura, delle abitudini alimentari, delle tradizioni, un clima, una lingua diverse. Ma se da anni tutti frequentiamo con passione i Missionari della Consolata non possiamo non dimenticare che per un missionario “diverso” non è sinonimo di “inferiore”,”pericoloso”, “peggiore”, ma sta ad indicare qualcosa di nuovo e arricchente.Saremmo andati a Platì per conoscere una realtà nuova e arricchente, non con la pretesa di cambiare alcunché (soprattutto in soli 10 giorni), ma con la speranza di trarre da questa esperienza tutto il meglio di una terra e di una comunità radicata in tradizioni molto lontane dalle nostre.
La sfida di Platì inizia il 13 agosto con un viaggio a tagliare l’Italia e a coglierne le sfumature negative e i tratti affascinanti: ogni regione ha le sue peculiarità, i suoi talenti e le sue pecche e di ognuna, scendendo, rimane un flash.Veneto: familiare e verde, ordinato e variegato, dalle creste alle onde, trapunto di vigneti.Emilia Romagna: campagna che sa di buon mangiare anche solo a guardarla e mare che vibra di note, divertimenti e bagordi notturni!Le Marche più anonime, discrete, silenziose: però ospitali, a Porto San Giorgio, per la nostra prima tappa.  Ad accoglierci Padre Maggioni che ci racconterà la sua Platì, tra il 2001 e il 2009.Racconta schietto, sincero, ci preparerà ad un mondo fiero e complesso, dalle mille sorprese e stupori.Riprendendo il viaggio, il 14 agosto, ci lasciamo alle spalle un Abruzzo pieno di curve e colline, un Molise minuscolo, una Puglia che anche di fretta ti sembra già uno scrigno di bellezze naturali, la Basilicata assonnata e infine la Calabria, indecifrabile.Mare da tuffarcisi di corsa, colline invase da olivi e incendi che ne fanno un drago dormiente e sornione, entroterra secco e arido verso la fine.Ma non siamo qui per turismo, ma per Platì e i suoi semi di speranza: i bambini.Arrivati a Platì ci immergiamo in un paese rannicchiato con le ginocchia al petto e le mani ad abbracciarle: Platì è placida, nel mezzo della valle, sta bene lì.Ci accoglie uno sciame di motorini, con bambini e meno bambini a guidarli con traiettorie imprevedibili, bizzarre, impossibili da seguire con lo sguardo.  Chissà chi di loro sarà tra i nostri giochi e i nostri canti.Arriviamo nella piazza della chiesa, ad attenderci i seminaristi di Bravetta, che ci hanno preceduto nel lavoro di animazione e hanno portato a termine la loro settimana proprio quel sabato.Una sorta di piacevole passaggio di consegne che proseguirà l’indomani, in riva al mare, con alcune indicazioni su come svolgere il campo.Incontro-scambio rassicurante, costruttivo, tranquillizzante: abbiamo una traccia, abbiamo idee che si aggrappano fisse ad un filo conduttore, come i pomodorini o i peperoncini qui vengono appesi a fili verticali.  Parleremo del mondo nelle sue diverse traiettorie e lo faremo ballando, cantando, giocando. E poi la Waka Waka, certo non mancherà.Ci aspettano 2 città però, non solo una: non solo Platì, anche Natile Vecchio, più arroccata e introversa di Platì, lassù  sotto la petra Capputa, orgoglio e simbolo della zona.Ci aspettano 2 messe, 2 processioni, 2 grest, 2 comunità: ma tutto con un comun denominatore. Lo stupore crescente per una popolazione dalla generosità a tratti imbarazzante, difficile da rifiutare.E poi i bambini, Dio in Terra.Veniamo presentati alla comunità di Platì domenica sera alla messa per l’Assunta e la comunità ci accoglie speranzosa: saremo linfa per i sorrisi dei loro bambini.La messa è chiassosa, vivace, il parroco incita, fa partecipare, si fa sentire, è tutto coinvolgente e caldo, è proprio sud.E così sarà la processione con cui un intero paese porta in trionfo la sua amata protettrice, la Madonna di Loreto: una lunga sfilata di una cultura, quella calabrese, quella di Platì, fiera di essere e di esserci.A contorno, artificifuochi, festeggiamenti e sempre loro, i motorini.All’indomani inizia la settimana, sarà intensa, ricca, indimenticabile: nei sei giorni di grest impariamo man mano a conoscere i bambini, a farci conoscere, a stabilire con loro una relazione fatta di sorrisi, di conoscenze, di scambi, di stupori.Ci sono momenti per conoscerci, momenti per pregare sia cantando, sia riflettendo, sia recitando; ci sono momenti per testimoniare a bordo di un aereo ideale che conduce con racconti e filmati nelle terre di missione dove alcuni di noi sono stati e hanno visto e vissuto; ci sono momenti per ballare e scatenarsi verso America Latina e  Sudafrica e, sempre in Africa, tra i Vatussi.  C’è il momento di imparare i canti missionari che faranno da cornice alla messa finale e ci sarà il tempo di cantarli scendendo in fila colorata in asilo, a metà della mattinata: e li, nell’asilo delle suore, la seconda parte dedicata ai giochi, a squadre, a cercare di gareggiare, primeggiare, superare, vincere. Ma alla fine deve rimanere un gioco.I pomeriggi, a Natile Vecchio, eccezion fatta per la processione di san Rocco e san Gaetano del lunedì, replica in piccolo, di quella di Platì del giorno prima, il copione si ripete, perché in fin dei conti anche se di un altro paese, anche se un po’ di meno, i bambini sono sempre bambini a Natile, a Platì, ovunque: e come ovunque vogliono solo una cosa….divertirsi!!!!!E quindi riproponiamo balli, canti, giochi, ma non mancano anche infarinature di amore per la missione attraverso racconti, preghiere e canti missionari.E in quei pomeriggi ci travolge l’accoglienza saporita e gustosa dei Natilesi, che ci coprono di sorprese davvero gradite: compresa festa serale con bambini prodigio a disegnare attorno alla luna il pentagramma inconfondibile della tarantella calabrese.  Come non ballare! Solo pizzette, zeppole, pane e olio in quantità potrebbero far freno allo scatenarsi a ritmo.E ad incastrarsi tra questi 2 grest, alcune testimonianze che ci fanno vivere sulla pelle i luoghi in cui ci troviamo: famiglie semplici, umili, timorate di Dio, dall’accoglienza (manco a dirlo) straordinariamente ricca e gratificante.  Persone di Platì, persone di Natile, anime di queste terre.E poi un coro di giovani entusiasti e dalla fede trasparente, a Natile nuovo.E poi suore, che votano la loro vita al bene di questa comunità difficile, per le poche opportunità e le incerte speranze. E Padre Ettore, serio, preparato, cosciente, accogliente, indaffarato, comunque presente.E come non citare Padre Panelo: travolgente, “E che sse dice”, straripante nella sua scienza teologica e non, “E qui mi fermo”, inesauribile nel pescare aneddoti e nel unirli come quando una massaia impasta i vari ingredienti in un'unica grande torta, “Fuiii Fuui”, diretto e schietto nell’affrontare argomenti dell’uomo e del sociale, quindi in una parola diverso, quindi (come sopra) nuovo e arricchente.Parecchi spunti dunque dai bambini, dagli adulti, dalla chiesa, dal paesaggio, dall’aria che si respira.E poche ore per dormire perché c’è mille cose da fare e c’è anche da arrabattarsi per cercare di inserire nel cesto dei ricordi quante più impressioni possibili, quante più emozioni possibili.Si perché queste 2 comunità, Platì e Natile Vecchio, sono gravide di buoni sentimenti, di tradizioni ancora vive, di persone veraci, semplici e travolgenti, di segni di una cultura dalla quale trarre spunti e insegnamenti.Due realtà per nulla perfette, con mille pieghe e alcune piaghe, come ogni realtà: ma con semi di speranza che abbiamo seguito con gli occhi nei giochi e nei balli, con quelle magliette colorate e quella voglia di divertirsi che ci auguriamo non perdano mai, anche da adulti.Ce ne torniamo a casa, dopo le 2 messe finali strappalacrime (l’affetto via via coi giorni è cresciuto esponenzialmente), con infiniti strascichi di saluti, promesse, abbracci, ricordi che non vogliono ancora diventare tali, ma essere ancora fresca realtà: non sarà possibile, non è stato possibile, domenica mattina, alle 10.30, siamo partiti da Platì.Ma con la valigia gonfia di panni sporchi e cose imparate: che ogni cultura ha le sue sfumature, le sue cose belle e quelle meno belle, che ovunque il male può essere vinto con la preghiera e la solidarietà, che il futuro è nei bambini e i bambini sono Dio in terra, che nella vita si deve sempre cercare il sorriso e l’allegria, come riesce facile a queste persone, nonostante il terreno arido attorno e le sfide tante, ma pronte, grazie alla positività e alla fede, a diventare opportunità.Così come la nostra missione in terra calabrese, nata per molti come una sfida, è diventata opportunità: di conoscere, di apprezzare, di capire, di pregare e di finire nelle preghiere altrui, di stringere legami e relazioni, di giocare e tornare bambini, perché, lo torno a dire, i bambini….sono Dio in terra!
 

© Missionari della Consolata 1999-2010
Credits www.consolata.org